[Recensione] La Fattoria degli Animali di George Orwell #distopia

Titolo: La fattoria degli animali
Autore: George Orwell
Editore: Mondadori
ISBN: 9788804492528
Prezzo: 9,00 €
Numero pagine: 140
Voto: 

Trama:
In seguito ad un sogno profetico che il Vecchio Maggiore, il più anziano ed imponente fra i maiali della Fattoria Padronale, sogno nel quale gli animali d’Inghilterra sono liberi e non costretti ad obbedire agli ordini dell’uomo, gli animali, capeggiati dal gruppo dei maiali e galvanizzati dal canto che prima di morire il Vecchio Maggiore ha insegnato loro (“Animali d’Inghilterra”, un’aria che ricordava da quand’era piccolo e di cui nel sogno ha ritrovato le parole), decidono di ribellarsi al padrone della fattoria, il signor Jones.
Poiché il signor Jones è ormai un alcolista e dedica ben poca attenzione alla cura della propria fattoria, gli animali, spinti dall’esasperazione, decidono di agire e la ribellione ottiene un grande successo: il signor Jones è messo in fuga e quella non sarà più la Fattoria Padronale, ma da questo giorno glorioso in poi sarà chiamata La Fattoria degli Animali. Da essa sarà bandito l’uomo, e gli animali organizzeranno da sé il proprio lavoro; non lavoreranno per avere profitto ma per mantenere se stessi e gli altri in una condizione di vita decorosa, non saranno sfruttati, ognuno darà in base a ciò che può, ci saranno più cibo e riposo per tutti… “Animali d’Inghilterra” è unanimemente riconosciuto come inno ufficiale di questa nuova realtà, viene innalzata una bandiera verde su cui sono dipinti, quale emblema, un corno ed una zampa incrociati. Su un muro incatramato vengono scritti, in modo che tutti li conoscano, i sette comandamenti che sintetizzano la nuova ideologia, chiamata Animalismo.
I maiali, riconosciuti fin dal principio come i più intelligenti fra gli animali della fattoria, assumono il ruolo di guida della nuova realtà, seguiti con obbedienza spesso cieca (è il caso del cavallo Gondrano) da tutti gli altri.
A seguito della battaglia del Chiuso delle Vacche, nella quale gli animali trionfano sul gruppo di uomini che ha cercato di impadronirsi nuovamente della fattoria, e del progetto del maiale Palla di Neve di costruire un mulino, gli equilibri nel gruppo dirigente dei maiali si alterano in maniera irrimediabili, fino alla frattura definitiva che porterà all’esilio Palla di Neve. Con il passare del tempo la situazione invece di migliorare peggiora, i maiali – tra i quali ottiene un ruolo di preminenza assoluta Napoleon – prendono possesso della casa padronale e sono sempre più inavvicinabili, si moltiplicano i problemi: problemi dei quali, incessantemente, viene accusato l’esiliato Palla di Neve, che presto verrà ridotto a personificazione del Nemico.
Frattanto Napoleon non soltanto ha dato il via alla costruzione del mulino per cui Palla di Neve è stato cacciato, ma ha anche iniziato trattative con i proprietari delle fattorie vicine per vendere i prodotti del lavoro degli animali. Questa trattativa, tenuta il più possibile segreta al resto degli animali e resa loro nota solo in minima parte, domina pur senza essere visibile tutta la parte conclusiva del libro, ed è ciò che determina, in maniera definitiva ed irrimediabile, il tramonto e il fallimento dei princìpi dell’Animalismo: i maiali iniziano a camminare sulle zampe posteriori, a mangiare nel servizio di porcellana che era stato del signor Jones, a vestirsi – la trasformazione ormai è completa, e la Fattoria degli Animali torna ad essere la Fattoria Padronale.

Recensione:
Sto ancora chiedendomi per quale oscura ragione tante insegnanti diano questo libro da leggere nella scuola media. Lo spreco di letteratura, sarcasmo, allegoria e genio che mettono in atto è a dir poco scandaloso… Perché, siamo seri: questo è un libro da adulti, non una favola.
Se da una parte l’espediente di usare animali e non persone ricalca Esopo, La Fattoria degli Animali va ben oltre l’intento di una piccola lezione morale in pillole. È un testo complesso e di innegabile finezza sia letteraria che di pensiero, una finezza che va inevitabilmente sprecata se chi legge non ha presenti gli avvenimenti che Orwell racconta in forma “animale”.
Leggere La Fattoria degli Animali senza conoscere la storia della Rivoluzione Russa fa sì di perdere una buona metà del significato degli episodi narrati; senza il retroterra della triste storia del comunismo divenuto totalitario, è oltremodo difficile cogliere appieno il messaggio che l’Autore intende trasmettere.
Ognuno degli animali è, insieme, personificazione di un personaggio storico (Marx e Lenin uniti nell’immagine del Vecchio Maggiore, e poi Stalin, Trotzki, Stachanov…) e rappresentazione del valore assoluto; la corrispondenza non si ferma al piano storico ma sconfina in quello ideale e, più spesso, ideologico. Così le pecore sono le masse ignoranti cui semplificare al massimo il messaggio perché non in grado di cogliere le sfumature (« Quattro gambe buono, due gambe cattivo »), la cavallina Mollie è l’aristocrazia viziata e priva di coscienza sociale, Palla di Neve è il nemico e traditore, il corvo Mosè è la chiesa ortodossa… Ogni personaggio ha un ruolo “sociale” prima che narrativo.
È notevole inoltre, almeno a mio modo di vedere, come Orwell, pur potendolo spesso dal suo ruolo privilegiato di narratore, non scada mai nel commento di ciò che racconta. Non dice che la rivolta è stata sbagliata, non dice che è fallita, non dice che i maiali hanno approfittato del proprio ruolo privilegiato per acquisire sempre maggiori comodità e poteri. Non dice neppure che Napoleon tradisce la rivolta stabilendo di fatto un regime assoluto. Nessuno, mai, dice che la verità è manipolata o che Napoleon ha sfruttato i cuccioli di cane che ha “adottato” per garantire la propria sicurezza e diventare di punto in bianco un dittatore. Non lo dice Orwell, non lo dicono gli animali.
Eppure, e questa è la grandezza del racconto, noi vediamo che le cose stanno così.
E lo vediamo attraverso lo scetticismo dell’asino Benjamin, ma più ancora attraverso gli occhi della cavalla Berta, cui pare di ricordare che le cose all’inizio non stessero esattamente come invece Napoleon le sta facendo andare e, ogni volta che richiama alla mente il relativo Comandamento, va a controllare sul muro dov’erano stati scritti all’inizio della ribellione. I Comandamenti, però, non sono mai come lei li ricordava, c’è sempre un’aggiunta, qualche parola apparentemente scritta da una mano diversa che in qualche modo riesce a giustificare il modo in cui la fattoria viene condotta.
Una volta identificato in Palla di Neve il nemico, il comando di Napoleon si consolida senza la minima difficoltà, finendo anzi per essere accolto ed acclamato come padre e salvatore degli animali.
I parallelismi insomma sono evidenti, voluti, eppure al tempo stesso sorprendenti per la loro precisione. Difficile leggere questo testo e non sovrapporlo al racconto dei libri di storia.
La conclusione, tuttavia, pur restando salda l’assenza di ogni commento esplicito da parte dell’Autore, lascia al lettore un senso di amarezza davvero unico per un romanzo. Dopo aver cacciato l’uomo e proclamato l’indipendenza degli animali, dopo tutto il cammino fatto per fare della Fattoria il luogo ideale descritto in “Animali d’Inghilterra”, proprio gli stessi animali che si erano affidati alla guida dei maiali per prosperare vengono traditi dalle loro guide: la verità è stata manipolata e stravolta, il regime di Napoleon ha mostrato di non avere a cuore neppure i suoi sostenitori più fedeli (la crudeltà della fine di Gondrano, dopo la fede cieca dei suoi « Lavorerò di più » e « Napoleon ha sempre ragione », è ineguagliabile), gli uomini hanno rimesso piede, e da ospiti graditi, alla Fattoria. I maiali sono diventati in tutto e per tutto simili agli uomini, al punto che non li si può più distinguere.
E su tutto, la suprema beffa. La rivolta non è servita a niente, così come non sono serviti il lavoro e i sacrifici: una nuova Fattoria sta sorgendo dalle mani dei maiali – la Fattoria Padronale.

Autore minervascriptoria

Per scrivere qualcosa in una biografia bisognerebbe avere una vita, no? Ma va ben, ci si prova. Ventott'anni abbondanti a cui restare aggrappati con unghie e denti, stanze zeppe di libri, penne e bloc notes in ogni dove. Maniacodepressiva (un po'), ossessivocompulsiva (nei giorni dispari), musicofila onnivora purché sia di qualità. Brava a incenerire più che a costruire, cattivo carattere, fama (immeritata a giorni alterni) da persona senza cuore. Fedele seguace del detto "Ne uccide più la penna che la spada". In questo senso, discreta assassina.

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Comment (1)

  1. questo libro mi è piaciuto molto, perchè mostra molti lati che succedono nella vita quotidiana nelle persone egoiste e calcolatrici.

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