[Recensione] Battle Royale di Koushun Takami #distopia

Titolo: Battle Royale
Autore: Koushun Takami
Editore: Mondadori
Anno: 2009
Prima edizione: 1999
ISBN: 978-88-04-58687-6
Numero Pagine: 662
Prezzo: 12.00
Dove lo trovi: Amazon
Voto: 

 

Trama: Repubblica della Grande Asia dell’Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d’istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un’isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un “gioco” il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo…
Edito nel 1999, “Battle Royale” è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Takami e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e violento, “Battle Royale” è un classico del pulp, un libro controverso e ricco di implicazioni, nel quale molti hanno visto una potente metafora di cosa significhi essere giovani in un mondo dominato dal più feroce darwinismo sociale.

Recensione: Partiamo subito dal presupposto che questa recensione è di parte, per cui se volete sentire elogi e simili sappiate che non ne troverete. Io odio Battle Royale da anni, per cui mi riesce molto difficile parlarne con imparzialità.

Perché lo odio? Perché il mio primo approccio è stato con il manga tratto da questo libro, quando avevo quindici anni. Il boom scandalistico che indicava BR come un must have non mi ha mai toccata, avendo avuto una pessima esperienza di lettura del fumetto, che ora sto rileggendo (ero giovane e innocente, troppa violenza per i miei occhi). Per trasportarvi nella visione del fumetto, potete leggerlo online in italiano (partendo dal basso) o in inglese.

All’epoca in Italia il romanzo non era stato tradotto (esso è arrivato da noi solo nel 2009 e abbastanza in sordina a dire il vero), per cui non avevo idea che dietro al manga ci fosse in realtà un libro, che è quello che mi appresto a recensire.

BR è violenza pura. Se il manga mi ha dato gli incubi per anni, il romanzo è peggio, non solo in termini di violenza descrittiva, ma anche di dinamiche sociali. La lotta fino alla morte da parte di un gruppo di studenti delle medie è l’aspetto principale della storia, il vedere un gruppo di persone giovani e amiche farsi a pezzi l’uno con l’altro fino a che non ne rimane uno solo.

Shuya è il giovane protagonista, un ragazzo normale che suona un’illegale musica rock in questo indefinito paese chiamato La Grande Asia e sottoposto all’egemonia di un dittatore che ha indetto le Battle Royale per diminuire la natalità del paese e per forgiare il popolo sotto il pugno di ferro del terrore. La sua compagna di avventure è Noriko, la ragazza di cui il migliore amico di Shuya era innamorato (e che è morto nelle prime pagine per un colpo di arma da fuoco a causa di Sakamochi ancora prima di iniziare il gioco). Ad attenderli sull’isola protagonista della mattanza è il professor Sakamochi, l’insegnante preposto a far uccidere i partecipanti di questa edizione.

Battle Royale è un preciso ritratto della società giapponese, dove permea il costante vizio dell’essere sempre il migliore e di giocarsi tutto, persino la vita, per essere sempre al primo post.

Quando però mi viene chiesto perché preferisco di gran lunga Hunger Games, la risposta è palese (e di solito chi mi fa questa domanda è un invasato che ha letto solo il manga o visto il film) e semplice: Hunger Games ha una trama, Battle Royale no. L’ambientazione distopica è resa poco in termini di storia, nelle prime pagine si riesce a malapena a capire il motivo per cui l’egemone ha indetto “il Programma”, di contro a tutta la violenza e il sangue che scorrono nel libro non c’è nulla di solido a giustificarle.

Unendo il fatto che sembra scritto e/o tradotto da un bambino spastico (senza offesa per i bambini spastici) e con un editing pari a quello di una capra cieca (senza offesa alle capre cieche), questo libro è qualcosa che sì, va letto (o non sarebbe il romanzo più venduto di tutti i tempi in Giappone), ma francamente se ne si fa anche a meno.

Autore admin

Fondamentalmente una persona noiosa e destinata al flame per qualunque cosa pensi e scriva, Queenseptienna vorrebbe diventare ricca e famosa grattandosi la pancia, ma sin dalla più tenera età ha capito che le cose non andranno esattamente così. Scrive steampunk, distopie, fantascienza e vampiri gay. Nel frattempo studia fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Torino. I suoi capelli rossi fanno paura alla gente. http://patronesontherocks.blogspot.it/ http://paperdoll.alittlemarket.it/

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Fondamentalmente una persona noiosa e destinata al flame per qualunque cosa pensi e scriva, Queenseptienna vorrebbe diventare ricca e famosa grattandosi la pancia, ma sin dalla più tenera età ha capito che le cose non andranno esattamente così. Scrive steampunk, distopie, fantascienza e vampiri gay. Nel frattempo studia fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Torino. I suoi capelli rossi fanno paura alla gente. http://patronesontherocks.blogspot.it/ http://paperdoll.alittlemarket.it/
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