[Recensione] Per scrivere bisogna sporcarsi le mani – Grazia Gironella

Titolo: Per scrivere bisogna sporcarsi le mani
Autore: Grazia Gironella
Editore: Eremon edizioni
ISBN: 978-88-89713-28-0
Num. Pagine: 147
Prezzo: 14,00€
Voto:

Contenuto:
Cosa può aiutare l’aspirante scrittore a proporsi sul mercato con le carte in regola per non essere etichettato come dilettante? Sicuramente una conoscenza non superficiale dei meccanismi narrativi. Peccato che troppo spesso chi desidera approfondire l’argomento si scontri con toni e termini più dissuasivi che istruttivi, come a sottolineare che scrivere non è alla portata di tutti.
E se gli ingredienti di base della buona narrativa non fossero poi così arcani? Se si potesse parlare di scrittura creativa in modo chiaro e semplice, alla portata di tutti?
In questa ottica nasce il manuale, che con un piglio veloce e moderno prende in esame tutti gli elementi che concorrono alla creazione di una storia valida, capace di accaparrarsi l’attenzione di editori e lettori.

Recensione:
Per scrivere bisogna sporcarsi le mani è un manuale di scrittura. Il primo che leggo in vita mia, e spero anche l’ultimo, siccome mi piacerebbe poter dire di saper già scrivere… anche se non si può mai sapere!
Questo saggio porta con sé tutti i soliti quesiti che accomunano tutte le opere di questa specie, ovvero: mi serviranno davvero tutte queste informazioni? Può insegnarmi le cose fondamentali? Potrà aiutarmi a scrivere meglio?
Tante domande che non credo avranno mai risposta, siccome i manuali non hanno il magico potere di inculcare nella testa dei lettori le capacità e le nozioni, sono soltanto parole stampate, e un conto è leggerle, un conto è saperle applicare nel modo giusto, nella maniera giusta, nel momento giusto.
Come avrete capito, quindi, io personalmente ritengo i saggi di questo tipo utili e inutili, da un lato possono rivelarsi interessanti e illuminanti, dall’altro possono essere semplicemente un dispendio di soldi che non ha dato alcun frutto. Sta solo al beneficiario scoprirlo, non è una cosa che si può giudicare in una recensione.
Passando invece ad una visione più obiettiva, ho trovato questo libro piuttosto interessante, completo e rigoroso, descrive punto per punto ogni fase possibile e immaginabile, l’esaustività è un punto decisamente a suo favore, non si può certo dire che l’autrice abbia tralasciato nulla, dalle cose più generiche della stesura di un romanzo ai piccoli dettagli che solitamente passano inosservati, come se li si desse per scontati.
Note negative sono però una certa ripetitività – in diversi capitoli i concetti vengono reiterati piuttosto spesso e a lungo andare diventano un po’ pesanti – e un problema che fa di tanti saggi una nota dolente: gli schemi.
Tanti, troppi schemi. Sono ben cosciente del fatto che quelle esplicate sono regole base, ma dal mio punto di vista si pretende una rigidità esagerata, troppa preparazione, troppa precisione da un presunto scrittore.
Scrivere è uno sfogo, è fantasia, è sentirsi liberi di fare, di provare, di seguire solo il proprio estro, no? E allora perché perdere interi giorni nel brainstorming, nella stesura delle schede, nella visualizzazione dei personaggi?
Per scrivere bisogna sporcarsi le mani sembra più raccogliere un insieme di direttive atte ad una pubblicazione certa da parte delle case editrici più che per obiettivi puramente amatoriali, si lascia poco spazio all’inventiva effettiva della persona e si passa direttamente a perseguire dettami universali che non permettono all’immaginazione individuale di esternarsi, con tutti i non bisogna, meglio evitare, sconsigliato, si dovrebbe fare.
Ritengo che la scrittura sia prima di tutto un’espressione di se stessi e della propria mente, e poco importa se non si è proceduto prima al brainstorming o se le caratteristiche dell’ambiente o dei sensi non sono ben sviluppate.
Lo stile è personale, e pian piano ognuno coltiva il proprio, discostandosi sempre più dalle norme che alla lettera sembrano essere così solide e rassicuranti, ma quando si mette mano su carta – o tastiera – tutto diventa un universo completamente sconosciuto.
In sostanza: ai lettori l’ardua sentenza.
Quest’opera ha comunque molti pregi, esauriente e approfondita, che raccoglie tante briciole tutte insieme dando loro un senso, si apprezzano particolarmente i capitoli dedicati anche ad aspetti solitamente meno trattati, ed esempi frequenti che rendono molto bene i concetti di fondo. Compito del lettore-scrittore intuire i propri punti di forza e di debolezza – e cercare in se stesso eventuali falle da colmare – oppure se snobbare suggerimenti che non gli appartengono.

3 thoughts on “[Recensione] Per scrivere bisogna sporcarsi le mani – Grazia Gironella

  1. Io non mi pronuncio, quel manuale di scrittura che ho studiato al liceo e all’università mi ha messo in testa tanti di quegli schemi che adesso oltre alla mania dei congiuntivi mi è venuta anche quella della formattazione, di coordinate e subordinate… Mah, i manuali di scrittura secondo me servono a chi deve cimentarsi in tesi, saggi, articoli, testi divulgativi e quant’altro, ma non certo per la narrativa. Quella è libera, ogni autore deve avere il suo stile, e deve essere libero… senza scadere negli stessi errori che faccio io, insomma!

  2. Ciao Livin, voglio ringraziarti per la recensione. E’ un sollievo leggerne una vera, e non scritta direttamente dall’autore! Oltretutto sollevi proprio la questione centrale dell’utilità dei manuali, che mi sta molto a cuore, anche se ovviamente vedo le cose sotto un’altra luce. Comunque dici bene: il manuale è rivolto a chi con la scrittura desidera comunicare con un vero pubblico. Chi scrive per sé, per il piacere di esprimersi oppure far leggere le sue cose a familiari e amici, che se ne fa di un manuale?
    A me scrivere piace, ma non mi sobbarcherei mai la fatica necessaria a mettere insieme un romanzo senza poi tentare di pubblicarlo. Questo perché mi sembrerebbe di parlare da sola! Studiare le tecniche di scrittura mi ha aiutata a capire cosa mi fa dire di un romanzo che leggo “stupendo!”, per poi cercare non di imitarlo, ma di creare validi punti di contatto con chi legge. Le regole, secondo me, sono solo un punto di partenza. Niente impedisce che poi le si getti alle ortiche… da competenti, però! Buon lavoro, e buona scrittura a tutti. :-)

    • Ma ciao!:)
      Io sono sempre stata della scuola ‘se scrivi qualcosa vuol dire che hai qualcosa da dire’, e ciò può valere sia per il diario segreto delle medie che di un qualsiasi cosa, quindi in effetti ogni cosa che può uscire da una penna per me vale la pena sia letto da qualcuno.
      Vero che le regole sono un vero e proprio scheletro per un corpo narrativo, ma secondo me sono troppo… troppo. Le librerie traboccano dei romanzi più diversi, sia per stile, che per trama, che per struttura, insomma, ci sono talmente tante di quelle sfaccettature che mi sembra persino ingenuo pensare che basti seguire delle regole ben precise e poi sperare di essere pubblicati, perchè penso (parere mio personalissimo) che l’originalità sia il fulcro di tutto, non solo per la storia, ma anche per la creazione stessa dell’opera, fin nei minimi dettagli.
      Purtroppo questo è uno dei misteri che sempre ricorreranno nella mente di qualsiasi scrittore – o presunto tale – perchè, beh, chi può dire cosa piace veramente al mondo letterario?:)

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