Siamo in Italia, e fin qui tecnicamente dovremmo rendercene conto, con somma sfiga.
Bene, in Italia la media dei lettori in questi ultimi anni si sta abbassando sempre di più, passando dal 59,4% del 2007 al 56,5% del 2009, quasi due libri letti all’anno per ogni italiano.
Se per libri intendiamo anche TV1KDB (Ti Voglio 1 Kasino Di Bene) dell’anonima Valentina F. edito da Fanucci, oppure Vola via con me di Sfondrini e Zanforlin, direttamente dalle aule di Amici edito da Mondadori, allora siamo veramente a posto.
Ma va bene, meglio che non mi soffermi sul fatto che queste case editrici sono alcune tra le più importanti di questo suolo a forma di stivale, meglio che non approfondisca la questione del livello di scrittura di questi romanzi, meglio che lasci correre. Per il momento.
Mi soffermo invece sulla narrativa omosessuale. Ta-dadadaaan. Panico, vero?
Alzi la mano chi ha letto almeno tre libri omosessuali nello stesso anno. Bene, adesso alzi la mano chi è riuscito a reperirli con facilità. Ora alzino le mani quelli che non abitano in enormi città come Roma, Milano, Napoli, Firenze, che non hanno in centro una libreria tematica e che invece si trovano stanziati in città non cosmopolite, e mi ripetano di nuovo quanti romanzi a tematica LGBT sono riusciti a trovare senza nemmeno doverli cercare.
Tutta questa cazzata di alzate di mano per chiedere: lo spazio per la narrativa omosessuale dov’è finito?

Esistono alcune case editrici che pubblicano romanzi esclusivamente di genere: La Luna e Il Dito, Coniglio Editore, Playground, Zoe Editore, Libreria Croce. Si contano sulle dita di una mano.
Ovviamente anche altre, pur non avendo magari collane specifiche, pubblicano slash o femslash, come Guanda, la stessa Mondadori, Feltrinelli, Castelvecchi, solo per fare qualche esempio.
Eppure, entrando in una libreria qualsiasi, quando mai prendiamo in mano un’opera di un autore italiano e leggendo la quarta di copertina ci accorgiamo che contiene slash? A me è successo una volta sola, col romanzo Il corpo odiato, di Nicola Lecca, un vero caso devo ammettere, e per una storia narrata in modo noioso e poco interessante, che non valeva neppure i soldi che ho speso.
Chi sono gli autori a tematica gay in Italia? Nomi come Piergiorgio Paterlini, Walter Siti, Antonio Veneziani, Barbara Alberti, e ce ne sarebbero altri da citare, ma rendiamoci conto, chi li conosce?
Hanno la stessa notorietà di Federico Moccia? Sono famosi come i libri di barzellette di Totti? Sono allo stesso livello di notorietà di Licia Troisi? No, sono oscurati, ottenebrati, rinchiusi nell’oblio di un’editoria che non lascia spazio, che soffoca questo genere e spesso lo stronca sul nascere.
Da qualche anno a questa parte ho avuto modo di collaborare col campo delle edizioni, ho inviato molte mail d’introduzione ponendo il semplice quesito “Sono un’autrice di romanzi a tematica omosessuale, sareste interessati ad un’eventuale visione degli stessi?
Alcuni sono stati cortesi, rispondendomi di inviare pure le opere che sarebbero state sottoposte al vaglio come qualsiasi altra, altri invece mi hanno riferito che, per quanto già avessero pubblicato narrazioni simili, non erano interessati perché il mercato non è orientato in siffatta direzione. Grazie e arrivederci.
Altri ancora, poi, non mi hanno nemmeno degnato di una risposta, che gente simpatica.
Ma non è finita.
Coloro a cui ho spedito racconti e romanzi mi hanno contattato via mail (il numero è molto ristretto, ricordate? Nel caso la CE non sia interessata non si ha nessun responso) dichiarando che nonostante le opere risultassero apprezzabili, a prescindere dalla qualità e valutando le potenzialità commerciali si è deciso di non accettare l’offerta. Grazie e arrivederci al quadrato.
Questa è l’Italia.
E’ stato un elegante giro di parole per dire chiaramente che i gay non possono permettersi di apparire in maniera così clamorosa nelle vetrine delle librerie come testi normali, saremmo matti?
In questa società in cui alcuni pensano che gli omosessuali non debbano donare il sangue perché potrebbero infettare qualcuno? In questa società in cui il premier organizza festini nella sua bella villetta ad Arcore omettendo però la presenza di una promiscuità sessuale totale? In questa società in cui gli omofobi si possono permettere di picchiare un adolescente gay e nessuna legge a vietarlo?
Che diamine, scherziamo?
Lettura è cultura, cultura è sapere, il sapere alimenta l’intelligenza. Gli italiani leggono sempre meno.
A volte i sillogismi vengono sottovalutati.

La letteratura slash è un terreno minato in cui quasi nessuno vuole mettere piede, la rendita è scarsa e i canali di vendita sono addirittura inferiori, nessuno sembra prendersi la responsabilità delle proprie azioni liberiste, e le poche case editrici che lo fanno preferiscono, nella maggior parte dei casi, riservare le pubblicazioni a scrittori già affermati piuttosto che a qualche esordiente di belle speranze, questo perché la strada è lunga e tortuosa, e chi vorrebbe prendere sulle proprie spalle il fardello di andare controcorrente, per di più con un giovane autore tra le mani? Pochi o nessuno.
Anche le CE specializzate sopra citate hanno le loro croci, non si comprende granché bene con che politica accolgano le mail, sta di fatto che le risposte da parte loro a semplici richieste d’informazioni sono state pressoché inesistenti. Non hanno interesse nell’accettare esordienti, pubblicano soltanto tramite agenzie, non sono disponibili, cosa? Un minimo di trasparenza – e cortesia – in più non farebbe male nemmeno a loro, i tempi in cui la Cina sbarrava le dogane credo sia passato già da un po’.

Da quel che ho visto da qualche anno a questa parte, le case editrici – NON a pagamento, s’intende, è ovvio che con Il Filo potremmo vedere pubblicato anche il racconto sulle tartarughe che abbiamo scritto alla tenera età di otto anni – preferiscono decisamente andare a colpo sicuro pubblicando opere alla stregua di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire – sesso in vendita, per dirla in parole povere – oppure sull’onda di Twilight - vampiri centenari che frequentano ancora il liceo, che brillano al sole e che si innamorano della prima ragazzetta di turno, antipatica, asociale e insipida come acqua distillata – e ce ne rendiamo conto ogni volta entrando in un qualsiasi bookstore, grazie ad un intero scaffale dedicato a simpatici vampirelli per tutti i gusti, da quelli simpatici e solari a quelli tenebrosi e oscuri, che però immancabilmente intrecciano storie d’amore con fanciulle umane senza che passi loro per la testa il fatto che Bram Stoker o Joseph Sheridan Le Fanu potrebbero rivoltarsi nella tomba. Anzi,chi diavolo lo conosce questo Le Fanu?
Sesso, vampiri e umorismo da due soldi, gli ingredienti non devono necessariamente essere mescolati insieme per fare il boom di vendite.
Dunque è questa la cultura italiana di oggi, i romanzi che dovrebbero essere indirizzati prettamente ai giovani adulti, quelli che stanno crescendo attraverso delicate fasi, quelli che costituiranno il futuro di domani, si riempiono la testa di romanticherie al limite dello stalking, sesso gratuito per una ricarica del cellulare, disvalori tramutati in qualità grazie a frasi non esattamente comprensibili, grammatica e ortografia essenziali, il minimo indispensabile per non affaticare troppo la mente del lettore, non sia mai che si stanchi e decida di non comprare il sicuro sequel della saga che tanto l’ha appassionato.
Invece di creare una cultura letteraria di base ai giovani, l’editoria italiana continua a stampare stupidaggini di ogni tipo in cui squallore e volgarità fanno a gara, soldi facili per menti semplici, ad un libro di Daniel Pennac si mette a confronto Stephanie Meyer, ad un romanzo psicologico si contrappone l’ennesima storiella d’amore che prevede il trito triangolo amoroso. E’ questo lo specchio del popolo?
Sì. Purtroppo lo è.
E fa paura. Fa tristezza, amarezza, desolazione, sembra che ogni persona sia in grado di scrivere un libro, e sembra persino che ogni casa editrice sia disposta a pubblicarlo purché non contenga elementi di diversità, purché sia perfettamente in linea con la massa d’ignoranza dilagante, alzare il livello significherebbe perdere una buona fetta di quel target così a fatica conquistato, perché sforzarsi di diffondere il sapere se vendendo vacuità il denaro è assicurato?

Se soltanto qualcuno di questi grandi nomi dell’editoria provasse a dare una scorsa al sottosuolo di internet, quello delle fan fictions, delle storie pubblicate per puro piacere personale senza tornaconto, si accorgerebbe che l’omosessualità, che lo slash non è un tabù, è una fottuta realtà adottata da centinaia di scrittrici, e letta da altrettante persone se non di più, è una corrente potente che scorre secondariamente, quello che i lettori non trovano nelle librerie lo ricercano lungo i siti e i forum di fan fictions dove ogni giorno tante persone riversano le loro storie, alcune veramente eccellenti, riscuotendo un successo inimmaginabile.
Perché a questo si fanno orecchi da mercante? Perché ci si ostina a non vedere, non parlare, non sentire, perché questa società è così omertosa da voltare lo sguardo anche rispetto un’evidenza così acuta da far stridere i timpani?

La narrativa omosessuale esiste, ha un pubblico enormemente vasto che lo apprezza e lo cerca, lettori che non attendono altro che vedere una differenziazione, che non attendono altro che una dannata libertà dalla censura non sbandierata ma accertata, che vogliono vedere sugli scaffali non solo L’accademia dei vampiri, l’ennesimo orrore partorito da qualcuno che aveva voglia di entrare a forza nello squallido panorama di banalità senza soluzione di senso, ma anche qualcosa di diverso, narrativa che rappresenti una boccata d’ossigeno, che estenda gli orizzonti, che faccia capire che non siamo così maledettamente retrogradi, che non siamo capre che temono ancora tuoni lanciati dal divino Zeus.
Senza offese per le capre.

Le cosiddette potenzialità commerciali sono scoraggianti?
Perché invece di affermare che “Le tematiche omosessuali sono vietate, ecco perché non vendono.” Non ci si fa un esamino di coscienza e ci si domanda “Perché le tematiche omosessuali non vendono?
Chi è che persegue linee di condotta omofobe, razziste, volte alle semplificazioni all’ennesima potenza? Chi è che costruisce le basi della società definendo i limiti e le libertà che essa stessa dovrebbe rispettare?
Perché un argomento ormai sdoganato nella maggioranza dell’Europa, qui, sempre e solo qui, deve rimanere un ostacolo, un paletto, una barriera invalicabile?
Perché nessuno ha il coraggio di fregarsene e smetterla di pensare soltanto al proprio portafoglio e magari iniziare a insegnare alle persone – giovani, anziani, adulti, nessuna scusante per nessuno che si salva – la tolleranza, il rispetto, l’umiltà e la maturità?

Fino a pochi anni fa i libri sugli scaffali delle librerie erano testi impegnati, i romanzi avevano un valore intrinseco, facevano sognare non per la scorrevolezza delle loro trame ma per quello che riuscivano a trasmettere senza esprimere apertamente i concetti, la letteratura è quell’infinito calderone di parole tra le righe, di sensazioni scaturite dall’abile uso di aggettivi, avverbi e sostantivi, dal tremore delle dita mentre le lacrime scendono dopo aver letto l’ultima riga; i libri devono essere passione, devono essere vita allo stato puro, devono rimanere nel cuore di chi legge come ricordi incastonati, non devono ridursi ad essere pagine e pagine di vuoto assoluto, gli uni uguali altri, non devono essere piatte mediocrità senza scopo, i libri stessi devono avere un cuore pulsante.
Chi scrive per denaro non trasmetterà altro che l’insulsaggine del proprio animo.

Da quel che ho imparato, occorre procedere unicamente a tentativi. Piccolissime case editrici sconosciute – non per questo meno valide, anzi, una CE minuscola tenderà sempre a scremare e cercare la qualità che una CE dal nome altisonante può permettersi di fare a meno – tentare e ritentare, fare qualcosa, agire.
E’ triste rendersi conto che sarebbe più facile pubblicare le proprie opere all’estero, anche solo ad uno Stato di distanza, per avere un riconoscimento che qui sembra così impossibile. Triste rendersi conto che ci sono persone che non avvertono minimamente il decadimento sempre più in picchiata della cultura d’Italia, persone a cui addirittura va benissimo quello che sta accadendo.
Va di moda il piattume, il grigiore, le storie già compassate, quelle già lette milioni di volte, stessi cliché, stessi intrecci, stessi personaggi insipidi, stesse cattive abitudini che invece sembrano stare diventando una regola, perché se sta scritto in un libro non può essere nulla di sbagliato, vero?
Vero un cazzo. Perdonate il vero.
In questo tempo in cui il confine tra realtà e finzione si è assottigliato quanto il buco nell’ozono – grazie all’era informatica che sembra aver sballato ogni paramento di comportamento umano – ci sono persone che non conoscono più differenze tra quello che sarebbe meglio fare o evitare, si è arrivati ad una sorta di limbo in cui la consapevolezza di essere se stessi è venuta meno, si copia, ci si adegua al gregge, si fa come dicono gli altri, perché gli altri hanno sempre ragione.
Se tutti dicono che una cosa è giusta, non è detto che debba esserlo per forza. diceva qualcuno.
Il pensare individuale è compassato, è retrò, è così scandaloso che se non ci si sente nel gruppo sembra addirittura di essere alieni.
Buonanotte all’Italia.

Alzi la mano chi ha letto Farenheit 451.

Autore Livin Derevel

Livin è veramente una stronza. Ha la lingua biforcuta e il dente avvelenato, è arrogante e invadente, ha una critica per ogni cosa possibile e immaginabile e si diverte a far incazzare gli altri. Detesta chi le chiede dei soldi, i lagnosi, i vittimisti e le Mary Sue - sia immaginarie che in carne e ossa. Scrive di slash, di gente strana e sogna di diventare l'Oscar Wilde del ventunesimo secolo. http://pennamatitaveleno.blogspot.it

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Comments (15)

  1. KillerQueen

    Scusa, non ho capito, cosa c’entra Fahrenheit? Sinceramente ho letto l’articolo abbastanza in fretta perché devo scappare a pranzo D:
    Per il resto, sebbene concordi con la stragrande maggioranza di ciò che dici ti faccio una domanda: è giusto classificare questo tipo di libri come letteratura omosessuale? Una storia d’amore tra due gay non resta comunque un libro romantico e basta?
    Queste classificazioni troppo rigide mi sembrano un po’ discriminatorie, ecco. Secondo me non si dovrebbe pubblicare “narrativa omosessuale”, bisognerebbe considerarla parte del sottogenere a cui appartiene, che esso sia fantasy, romantico o sci-fi.

    • Il riferimento a Farenheit 451 è intricato, in sostanza volevo dire che a forza di “selezionare” una letteratura sempre più vuota e senza significato andrà a finire che la cultura diventerà altrettanto vuota e priva di significato, che diverrà sempre meno complessa in modo che i lettori lentamente diventino sempre più ignoranti e facilmente gestibili come greggi di pecore, per fargli credere qualunque cosa senza farli pensare un solo attimo.
      Per le classificazioni io sono pienamente d’accordo. Il punto è che lo sono io, non le case editrici. Sono loro per prime a imporre questa griglia di valutazione che separa un normale fantasy, un fantascientifico, un semplice rosa, e invece mettono in una sottocategoria lo slash, lo trattano coi guanti e non lo considerano affatto come normale, ma come una cosa da cui stae sempre attenti.
      Se davvero trattassero etero e slash (LGBT in generale, insomma) in libreria troveremmo entrambi in egual misura, non dovremmo certo ordinare appositamente e aspettare settimane perchè arrivi un romanzo omosessuale.

      • KillerQueen

        La prossima volta leggerò con più attenzione, dovevo andare a pranzo ma l’articolo mi interessava e volevo finirlo e rispondere pure! XD
        Comunque io adoro Fahrenheit, tanto per la cronaca!
        Ad ogni modo, avevo supposto che la distinzione fosse fatta dalle case editrici e non da te, volevo solo un chiarimento. Comunque mi chiedo una cosa: DAVVERO un libro a tematica omosessuale, se pubblicato da un editore big e adeguatamente pubblicizzato, avrebbe poco successo? Perché secondo me, nella mia ignoranza(mai scritto niente di slash), è comunque una tematica che fa scandalo e che potrebbe dare il via a una nuova moda, se qualcuno avesse il coraggio di iniziare(parlo di editori, non di scrittori).

      • Dipende. Io ho letto un libro a tematica omosessuale edito dalla Mondadori. Tu hai mai sentito parlarne?
        Io personalmente l’ho trovato una noia mortale, ma questo va a mio gusto personale.
        Lo scalpore che fa un romanzo deriva tutto (secondo me) dal tipo. Nel senso: se la storia parla del conflitto del/della protagonista tra la sua omosessualità e la società forse potrebbe suscitare un minimo di rumore. Forse.
        Ma se invece il romanzo è normalissimo, un fantasy, una storia d’amore, quello che ti pare, in cui però non viene messa in risalto la diversità, secondo me viene scartato a priori, semplicemente perchè per loro non può essere considerato NORMALE.
        E’ brutto da dire, ma credo che si preferiscano i romanzi in cui la linea di demarcazione tra etero (NORMALE) e omosex (ANORMALE) sia bene messa in risalto. Questo almeno è quello che ne ho dedotto dalle mie esperienze dirette.

  2. Sai che ho fatto un giro al centro commerciale (beh, quello che Legnago definisce tale) proprio stamattina? Tra i negozi di cosmetici, videogiochi ed erboristeria c’è un grande supermercato, e tra le varie corsie di cibi e detersivi c’è anche quella dei libri. Merce ordinaria, saga “Twilight”, “Casa della notte” e tutti i degni cloni, con tanto di etichette che strombazzano la vendita di migliaia di copie.
    Dicevamo del pubblico medio? Ragazzine vuote i cui unici valori sono i vampiri sbarluccicanti che con la loro assenza precipitano nella depressione la protagonista di turno.
    Vorrei proprio vederle alle prese con una libreria! Magari di quelle un po’ nascoste in periferia, negozi che vendono non borsette, scarpe e vestiti ma libri dai titoli sconosciuti, alcuni ingialliti, altri con le copertine di tela o pelle, tutti con quel loro caratteristico e ammaliante odore di carta polverosa.
    Lì in mezzo probabilmente stanno a languire anche libri con tematiche che per la società italiana di adesso sono scomode… per non usare i termini più in voga come “schifose” e “sbagliate”. Dimenticate, seppellite per non doverle neanche prendere in considerazione.
    Come potrebbe una rinomata casa editrice pubblicare storie che verrebbero osteggiate da un buon 80% dei lettori? Chissenefrega se sono racconti validi, che fanno piangere, ridere ed emozionare: molto meglio pensare al gregge sempre più numeroso dei lettori medi, da rimpinzare di romanzetti usciti dallo stesso stampo.
    Welcome to Italy.
    And bye bye Italy.

    • Il solito squallore. Certe volte mi chiedo se valga la pena far capire a certa gente a cosa fa incontro, anche perchè se gli dici che Twilight dal punto di vista letterario è una vaccata ti guardano come se fossi folle, anche se è comprensibile.
      Si parla di persone che mediamente leggono tre libri all’anno (a essere buoni), che metro di guidizio possono avere, se si rimpinzano solo di porcherie alla Moccia, Meyer et simila?

  3. la cosa divertente è che neanche un mese fa ho discusso con un utente sul mio blog che invitava a boicottare la piemme (rea di pubblicare un non meglio identificato romanzo omofobico) quando io stavo pubblicizzando l’uscita in italiano, sempre per piemme, di will ti presento will di david levithan (che è mi pare l’unico autore di YA a tematica queer)

    cioè, come un po’ per tutte le cose, il problema sta a monte: nella testa della gente, in questo caso, più che in quella degli editori

    • Ho presente quel libro, volevo proprio comprarlo!*-*

      Sono d’accordo con te, ci sono persone che la mente semplicemente non ce l’hanno, tarati nella maniera più ottusa che possa esistere.
      E’ anche vero che questo è un circolo vizioso: i lettori sono capre (senza offesa per le capre, di nuovo), gli editori si adeguano e pubblicano porcaggini per il loro livello. Però se gli editori cercassero di innalzarsi – almeno gradualmente – spererei che la maggioranza della gente finalmente possa ampliare un minimo i propri orizzonti liberandosi di tanti pregiudizi…
      La questione è complessa, senza di dubbio, ma da qualche parte bisognerebbe pur iniziare a mettere una pezza.

      • guarda, io personalmente un romanzo il cui tema unico e portante sia la relazione omoaffettiva non lo leggerei mai, come non leggerei mai un romanzo rosa o i l’ibbroni impegnati di travaglio. però non ho niente in contrario se il personaggio del libro horror/fantasy/fantascientifico che sto leggendo è gay (io che aspettavo il capitolo POV di ser loras tyrrel nelle cronache del ghiaccio e del fuoco)

        la questione, a monte, è che da una parte è stupido aborrire un libro in cui ci sia un personaggio gay (will grayson, ad esempio è un libro con personaggio gay, non un romanzo gay), ma è altrattanto stupido – dato che, come dici, un editore alla fine della giornata deve battere cassa – boicottare chi pubblica romanzi queer (come la piemme nel mio caso) perché pubblica anche roba che qualcuno definisce omofoba. sarebbe, paradossalmente, boicottare feltrinelli perché pubblica moccia e rifiutarmi di comprare, chessò, la allende.

        la pezza, sicuramente, la si può cominciare a cucire partendo per gradi, come si dice, “la goccia che cade leggera scava nella pietra” [momento poetico /off]

      • Io detesto i romanzi rosa in genere, recentemente ne ho letto uno omosex, e devo dire che è stata una palla assurda, quindi…XD Poi è ovvio, non dico di convertire TUTTA la letteratura in slash subito immediatamente senza remore, perchè ognuno ha milioni di dettagli che potrebbero piacergli o meno, dico solo che potrebbero trattare che so, un giallo poliziesco con protagonista un tenente gay e il suo compagno, come qualsiasi altro, senza dover per forza rispondere “non vediamo prospettive per quest’opera”.
        E comunque, boicottare funziona comunque poco, occorrerebbe del dialogo, ma se poi le persone non hanno le orecchie per ascoltare è una battaglia persa.
        Sarebbe bello se semplicemente fossero più aperti nelle selezioni senza per forza avere pregiudizi e con l’unico intento di fare soldi.
        Siamo uno dei pochissimi, retrogradi paesi a bollare ancora questo genere di letteratura, e credo che questo sia un indice anche dell’intolleranza dei piani alti, che poi si riflette – come già detto – nel popolo bue.

  4. Grace

    Premettendo il fatto che sto stalkerando questo blog da un po’, e quindi mi ritrovo a commentare post vecchi di mesi, ho adorato questo articolo.
    Finalmente qualcuno ha scritto una cosa del genere!
    Io bazzico nei vari fandom da qualche anno, e adoro lo slash. Probabilmente un giorno scriverò qualcosa anche io, ma per ora mi limito a leggere (anche se niente di troppo spinto perchè, personalmente, come fascia d’età rientro in quella delle ragazzine) e ho scoperto fanfiction veramente splendide.
    Il nocciolo del problema è che nella mia città non trovi un libro a tematica omosessuale nemmeno a pagarlo oro.
    A parte il fatto che è una città piccola, ma ci sono 7 librerie: le ho girate tutte e non ho trovato assolutamente niente, nemmeno l’anno scorso quando ho fatto la tesina di terza media sull’omofobia.
    Sono stata costretta ad andarmi a cercare le informazioni su libri in inglese, vocabolario alla mano, nel mentre che una mia compagna di classe si lamentava perchè lei (povera stella) non era riuscita a finire Twilight prima dell’orale.
    E purtroppo non sto scherzando.
    In sintesi, volevo solo dire che mi è piaciuto molto questo articolo, e spero davvero che prima o poi anche in Italia si riesca a reperire dei libri a tematica omosessuale senza doverli andare a cercare in capo al mondo :)

    • Onoratissima, io sono invece contenta che qualcuno ci tenga a queste tematiche!:D
      Il fatto è che nelle librerie forse si riuscirebbe persino a reperire qualcosa, ma per puro caso, come successe a me. Questo genere di libri non viene mai pubblicizzato al pari degli altri, e non viene neanche esposto o tenuto nei magazzini, solo perchè i cliché lo fanno sembrare un genere di “seconda mano”, senza rendersi conto che ci sono romanzi a tematica che hanno delle sfaccettature davvero bellissime, persino sublimi rispetto alla spazzatura di narrativa che viene propinata adesso.
      Sono contenta che in Italia sempre più persone si rendano sensibili a questa mancanza e speriamo davvero di fare qualcosa di utile! :D

  5. Nemo

    “In questa società in cui gli omofobi si possono permettere di picchiare un adolescente gay e nessuna legge a vietarlo?”

    Ma stai bene? Guarda che i libri vanno letti non fumati.
    Se un eterosessuale viene insultato o picchiato può denunciare l’accaduto e un tribunale penserà (almeno si spera) ad un “giusto” risarcimento, materiale e morale, per l’accaduto. Se accade ad un omosessuale può fare la stessa cosa, seguendo lo stesso iter e con le stesse leggi (che già ci sono). Dov’è il problema?
    Ho vuoi dirmi che se insulto o picchio un omosessuale merito una pena maggiore o diversa rispetto allo stesso reato fatto nei confronti di un etero?
    Per quanto riguarda l’editoria nostrana che “censura”, blocca, nasconde i testi, monotematici (l’80% dei testi presentati in questo sito hanno per argomento le difficoltà, vere o presunte, che gli omosessuali incontrano a causa dell’”Omofobia”), di narrativa omosessuale ti propongo un gioco.
    In una qualsiasi libreria i testi che parlano del disagio, dello sfruttamento, del razzismo che gli albanesi (puoi metterci anche i Rom, Etiopi e quant’altro) subiscono nel nostro paese sono in numero maggiore o minore rispetto ai testi di tematica omosessuale (saggistica+narrativa)?
    Per chiudere, Proust nella coltissima ed avanguardistica Francia dovette pubblicare a sue spese gran parte delle sue opere. Wilde, nella bigotta ed “omofoba” Inghilterra vittoriana, riuscì a farsi stampare, senza tirar fuori un penny, un saggio/racconto intitolato “Il ritratto di Mr. W.H.” che altro non era se non una malcelata lode all’amore, non solo platonico, per imberbi fanciulli dalle efebiche sembianze.
    Come dicono i mafiosi italo-americani nei film prima di far fuori il poveraccio di turno:
    “…nulla di personale Joe è solo una questione di Bissniss.”
    Vale anche per il business dell’editoria omosessuale e non.
    :-)

    • “Ho vuoi dirmi che se insulto o picchio un omosessuale merito una pena maggiore o diversa rispetto allo stesso reato fatto nei confronti di un etero?” Se in Italia un omosessuale dichiarato viene percosso e denuncia il fatto, teoricamente dovrebbe seguire il medesimo iter come se si trattasse di un eterosessuale, in pratica la cosa viene trattata con leggerezza (non in tutti i casi, ci tengo a specificarlo, anche se in parecchi), e perché? Perché in questo paese un gay non ha il diritto di manifestare affetto in pubblico, e viene preso a botte quasi per legittimare un fantomatico machismo tradizionale. Fatti di cronaca puri e semplici.
      Inoltre, ho forse detto che la letteratura LGBT è l’unica ed esclusiva a essere bistrattata nel mercato editoriale italiano? Hai voglia, la lista sarebbe lunga. Semplicemente io mi concentro su questa.
      Se ci fosse qualcuno che si occupasse anche dei libri che trattano di sfruttamento ben venga.:) Purtroppo non me la sento di addentrarmi in un argomento di cui so poco e niente.

  6. Cristian

    Ecco, alzo la mano, io lo lessi parecchi anni fa Farenheit 451.

    Sono arrivato qui, su questo link, mentre cercavo su google una casa editrice gay, alla quale vorrei spedire dei racconti. Ho subito notato che ce ne sono davvero poche, peraltro difficili da contattare… Al solito mi affiderò al mio naso!

    Ah, concordo con ogni singola parola scritta qui… anzi, io avrei alzato il tiro e i toni, perché non se ne può veramente più di certi romanzetti di vampiri e cavolate varie!

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