[Comunicato stampa] Le nuove uscite della Factory Editoriale I Sognatori

La Factory editoriale i Sognatori, primo e (attualmente) unico esempio di casa editrice co-gestita da scrittori, scrittrici e addetti ai lavori, è lieta di segnalare

le pubblicazioni di novembre:

L’innumerevole fermento, di Verdiana Maggiorelli

Raccolta di racconti con tre ingredienti principali: Oriente, umorismo e femminilità. Le dodici novelle contenute nel libro inscenano situazioni divertenti o (più spesso) grottesche e paradossali, tra ottuagenarie vogliose, uomini che si fanno spellare economicamente da corsi pseudo-spirituali, scrittori condannati a morte per non aver cantato l’Inno, persone comuni che devono fingersi scrittori del passato per amore, misteriose donne occidentali in piena India, sesso a buon mercato spacciato per amore cosmico, pecore che sbucano dal nulla nel pieno centro di una metropoli e molto altro ancora. Consigliato a chi subisce il fascino della filosofia e della spiritualità orientali. Chi non prende troppo sul serio la ricerca del trascendente, però cerca. La letteratura femminile. La letteratura femminile che sa prendere in giro tutti, donne comprese. Chi sa cogliere un nesso tra ballare un ballo sfrenato e leggere un libro spassoso.

Per un corposo assaggio vedi qui

La terra degli orsi, di Alessandra Favilli

Romanzo mainstream che incrocia le vicende di tre personaggi diversi (un’orsa, una donna vissuta nell’Ottocento e una giovane biologa dei giorni nostri) alle prese con le difficoltà della vita, ognuna nel proprio contesto storico e ambientale. Tre caratteri volitivi, in grado di superare – chi istintivamente e chi dopo un duro percorso esistenziale – le difficoltà disseminate sul proprio percorso. Consigliato a chi ama le atmosfere e i messaggi ecologisti della produzione di Dino Buzzati, i romanzi che incastrano vicende diverse e lontane nel tempo, i romanzi curati in maniera certosina sotto il profilo della ricostruzione storica, a chi ama ama gli animali ma non sopporta i romanzi che li umanizzano troppo, a  chi si identifica nelle lotte civili portate avanti storicamente dalla parte migliore della società, e ritiene dunque doveroso non abbassare mai la guardia nei riguardi di temi quali la violenza sulle donne, la tutela dell’ambiente e la salvaguardia degli animali.

Per un corpo assaggio vedi qui

I volumi sono stati debitamente presentati dall’editore nel blog ufficiale della Factory, chiunque gradisse ricevere maggiori informazioni può leggere dunque il seguente articolo:

http://isognatoriedizioni.wordpress.com/2014/11/18/pubblicazioni-di-novembre/

Le pubblicazioni di dicembre:

Necroniricon di Andrea Bernerschi

Si tratta di una raccolta di racconti inquadrabile nel genere horror, ma ricchissima di sfaccettature. Si va dal thrilling allo splatter umoristico, dal fantastico puro al fantahorror, dal dark fantasy al post-apocalittico, fino a raggiungere i territori cari all’horror concettuale. I racconti sono ambientati nel passato (specie nel Medioevo), nel presente (specie in Italia) e in un futuro che vi augurerete di non conoscere mai (specie quello di “Zona arida” e “Social Killer”). Consigliato a tutti gli amanti dell’horror, ovviamente, ma si tratta di una raccolta troppo eterogenea per poter restare nei margini della narrativa di genere (ci rientra ma straborda). Va quindi consigliata a chi apprezza l’horror incrociato con la SF di Matheson, quello a tinte forti di Barker, quello splatter-surreale di Lansdale e quello malinconico – ma di concetto – caro al nostro Tiziano Sclavi. Evidente, inoltre, l’influsso della poetica romeriana e del fantastico puro. Globalmente la raccolta è destinata a tutti coloro che apprezzano, della letteratura horror, non solo la sua capacità d’intrattenere ma anche e soprattutto la sua funzione catartica: quella che ci permette di vedere la realtà con scetticismo e di preferirle, con somma soddisfazione, i mostri e i pericoli che si annidano in un buon libro.

Per un corposo assaggio vedi qui

Infine  SB 15395 – Storia di un redattore di Andrea di Meo

È un romanzo di genere fantastico che però s’incrocia (in maniera singolare e decisamente affascinante) col giallo e col romanzo psicologico. Da rimarcare la presenza di sfumature fiabesche. La trama ruota attorno ai simpatici e infaticabili “redattori”, esseri minuscoli e invisibili chiamati a descrivere in un diario la giornata dell’individuo a loro assegnato, in ogni minimo particolare. Il redattore al centro del romanzo, SB, segue la giornata numero 15395 di Simone Bennati, tranquillo funzionario e padre di famiglia che – a un certo punto – si troverà invischiato in una cupa vicenda di traumi e vendette. E con lui, il suo redattore.
Sullo sfondo, a conferire spessore concettuale, profonde riflessioni sul tempo che scorre e sui ricordi che svaniscono. Consigliato a chi ama le storie fantasiose e ricche di mistero. A quelli che apprezzano la contaminazione letteraria, e passano senza problemi da un libro di Calvino a uno di Simenon. A chi pretende da un romanzo originalità, intrattenimento e riflessioni degne di nota. A chi è stanco delle solite favolette. A quelli che, con la scusa di accompagnare i figli, si precipitano al cinema per godersi l’ultimo film targato Pixar o DreamWorks.

Per un corposo assaggio vedi qui

I volumi sono stati debitamente presentati dall’editore nel blog ufficiale della Factory, chiunque gradisse ricevere maggiori informazioni può leggere dunque il seguente articolo:

http://isognatoriedizioni.wordpress.com/2014/12/11/pubblicazioni-di-dicembre/

ed eventualmente inviare una mail all’indirizzo

info@casadeisognatori.com

Copertine di Francesca Santamaria

 

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HiW: How it Works? I motori a combustione interna

Popolo nerdico, assidui frequentatori e non, bentrovati! Dopo un certo periodo di latitanza, torna con il secondo appuntamento la rubrica che cerca di spiegare, in termini semplici e comprensibili, come funziona ciò che ci circonda. Oggi l’appuntamento riguarda un oggetto fondamentale nelle nostre vite, qualcosa con cui tutti siamo entrati in contatto e che da oltre un secolo funge da supporto alla nostra intera civiltà: Il motore a combustione interna!

 

Uno “spaccato” di motore Corvette

Prima di iniziare però vorrei fare un preambolo. Molti considerano la meccanica, più precisamente la motoristica in questo caso, un “mestiere” da grezzoni sporchi di olio con tute integrali. Mi sono scontrato più di una volta su questo punto con molte persone e non finirò mai di ripetere che c’è di più oltre allo stringere bulloni. Un motore, di qualsiasi tipo, è un delicato equilibrio di forze ed energia, una mescolanza di leggi matematiche, fisiche e chimiche. Ogni organo di cui è costituito deve lavorare in sincrono con tutti gli altri per far si che prestazioni ed efficienza siano massimizzate. Oltre a questo è da sfatare il mito secondo cui la meccanica richiede forza ed è per soli uomini, poiché intraprendendo questo mestiere la forza pian piano si crea a prescindere, ma non è comunque necessaria, tutt’altro molte volte è necessaria molta delicatezza e assoluta precisione.

Detto questo partiamo con le domande, quelle che aiutano a portare avanti in modo semplice il tema!

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HiW: How it Works? L’elettricità.

How it Works – Come funziona? Una domanda che un vero nerd© che si rispetti si pone spesso, chiedendosi come il mondo che lo circonda funzioni e vada avanti. Con questa piccola rubrica voglio illustrare in maniera semplice il funzionamento di ciò che ci sta attorno e ormai diamo per scontato oppure di cose che abbiamo visto raramente, chiedendoci “Come diamine farà a funzionare?”

Come primo capitolo ho pensato di partire dalla base più base, descrivendo il funzionamento di una delle risorse più sfruttate e usate degli ultimi cento anni: l’elettricità. Senza di essa il mondo moderno non esisterebbe, saremmo ancora fermi al 1880 quando tutto andava (gloriosamente, lasciatemelo dire) avanti grazie alla forza bruta della meccanica leggera e pesante. L’elettricità è tutta intorno a noi: nell’aria, nei computer e negli smartphones, muove automobili e treni, ma come fa a fare tutto e soprattutto, come viene generata?

 

IT’S SCIENCE TIME!

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Il deep Web, AkA “L’internet che non conosci”

Il deep web. Navigando in rete prima o poi un buon nerd© si imbatte in queste due parole, magari si interessa, fa qualche ricerca e scopre una verità sconcertante, riassumibile in toto nell’immagine sottostante

Il deep web in un'immagine.

Se siete culopesi o non avete aperto l’immagine, cogliendo comunque il significato, ecco un piccolo sunto: solo il 4% (circa) di tutti i documenti del WWW si trova in chiaro, accessibile a tutti gli utenti. Non che il restante 96% sia oscurato, semplicemente è più difficile da raggiungere.

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Motore di rivoluzione: il vapore e sue applicazioni – il motore a vapore

S’ode in lontananza il suo rumore, come di un sommesso sbuffare unito a un continuo fischio di metallo che scorre contro metallo, grasso fuso e olio che sfrigolano, scatti e clangori di molle e valvole. Sporco, grigio come il fondo di un calderone e con fiamme che escono da una grata come un forno. È una bestia che divora e brucia, i muscoli di ferro e di acciaio muovono città e montagne.È portatore di rivoluzione, il motore a vapore, ma il prezzo della sua fame esigerà ben più di alberi e carbone.

Marty!! Il bussolotto rosso dovevi metterlo per ultimo!!

Popolo di Scrittevolmente e utenti random di ogni dove, bentrovati! Ancora una volta si torna a parlare di steampunk, fra realtà e finzione, con il proseguimento a Questo articolo, nel quale illustravo brevemente la storia del motore a vapore, con un piccolo glossario tecnico conclusivo. Perché il glossario? Perché oggi ci addentreremo nel mondo dei motori a vapore in modo tecnico, analizzando da vicino il loro funzionamento.

Una piccola premessa però, non analizzeremo ogni modello a partire dalla pompa Savery, partiremo direttamente dal modello di Watt e sue successive derivazioni.

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Di steampunk e di biodiversità

Nerd di ogni dove, amanti della poltrona e genti con il controller sagomato sulle mani a furia di sudore e secrezioni varie bentrovati ad un nuovo appuntamento con Hush e l’anacronistico mondo steampunk!

Nella puntata di oggi parleremo della “biodiversità” del sottogenere steampunk, poiché si, nonostante sia un sottogenere lui stesso ha al suo interno altri sottogeneri simili.

Ovviamente tutti queste possibilità alternative hanno sempre lo stesso filo conduttore, tecnologia puramente meccanica molto avanzata in un contesto storico anacronistico.

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The Wheel: un corto steampunk style

“The Wheel”, la Ruota, perno del corto.

 

Amici del vapore, bentrovati! Oggi qui per un nuovo appuntamento con tutto lo steampunk del web! Brevemente oggi parleremo di The Wheel, un piccolo corto di circa 15 minuti in puro steam-style, uscito durante un festival statuintense.

Il corto, molto steam-pulp negli effetti visivi e nella presentazione, narra la storia di una famiglia a cui viene dato un compito: mantenere in rotazione questa ruota che tiene in equilibrio il mondo intero. Se venisse fermata? Scenari alla fallout 3 garantiti. Protagonisti della vicenda sono fratello e sorella: Holster, il che giovane vediamo nell’immagine di testa, a cui il padre tramanderà tutti i segreti della ruota e le regole per farla funzionare a dovere; ed Ellie, la sorella da cui il padre mette in guardia Holster. Perché mai dovrebbe farlo? Semplice, perché lui avrà uno scopo nella vita e lei no.

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Motore di rivoluzione: Il vapore e sue applicazioni: La storia.

S’ode in lontananza il suo rumore, come di un sommesso sbuffare unito a un continuo fischio di metallo che scorre contro metallo, grasso fuso e olio che sfrigolano, scatti e clangori di molle e valvole. Sporco, grigio come il fondo di un calderone e con fiamme che escono da una grata come un forno. È una bestia che divora e brucia, i muscoli di ferro e di acciaio muovono città e montagne.

È portatore di rivoluzione, il motore a vapore, ma il prezzo della sua fame esigerà ben più di alberi e carbone. 

 
CHOO-CHOO MOTHERFUCKERS

Genti a vapore, popolo nerd e habitué del blog bentornati ad un nuovo appuntamento con la “scienza” steampunk! Oggi per voi direttamente dal 1850, il fulcro della rivoluzione vittoriana che muove tutta la subcultura steampunk: Il motore a vapore.

Faremo luce su questa quasi leggendaria invenzione, la quale sin dall’inizio del 1700 muove l’industria mondiale e spinge il progresso della civiltà. Partiremo con un po’ di storia, perché prima della scienza è bene sapere, anche solo approssimativamente, come tutto ha avuto inizio.

Parte 1: un po’ di storia.

La domanda fondamentale è: chi l’ha creato per primo? Ci sono state discussioni e controversie, ma all’unanimità è riconosciuto il fatto che a inventare il motore a vapore sia stato l’inglese Thomas Savery, ingegnere e inventore britannico vissuto a cavallo fra il 1650 e il 1700. Sua infatti è la prima idea per creare una pompa a vapore atta a drenare l’acqua dalle miniere, problema annoso da risolvere a mano.

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[Recensione] Skyrocket #1 – Flavia Mormile

Skyrocket – numero #1
32 pp. / B/N / B5
Autori: Flavia Mormile

Prezzo: 3,50 euro

Voto:

Trama: Kidan, nata e cresciuta nella periferia del sistema solare, si è traferita a Prime City, la capitale del pianeta Terra, con un unico obiettivo: diventare la migliore pilota di Riders in circolazione. Ma un grande pilota ha bisogno di un Rider adeguato, e Kidan ha tutte le intenzioni di costruirsene uno da sola. Non sarà però solo l’inesperienza a rallentare il suo lavoro: un insolito incontro porterà la nostra protagonista su una strada che non avrebbe mai immaginato di percorrere.

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Steampunk: questo sconosciuto (Pt. 2)

Nerd e geek del futuro, bentrovati al secondo e ultimo appuntamento con il vostro anacronistico Hush, qui per dissipare dubbi e incertezze sulla cultura steampunk che sempre più si sta facendo largo fra letteratura e vita reale.

Nel primo appuntamento abbiamo visto i canoni base dello steampunk: come è nato e gli autori che hanno dato via al genere, il periodo in cui è idealmente ambientato, l’integrazione tecnologica e come la tecnologia stessa nel suo anacronismo venga portata al limite dell’immaginabile.
In questa parte analizzeremo gli aspetti più sociali e politici del genere: in che modo all’epoca sarebbe stato visto e sfruttato questo anacronismo tecnologico, come la gente dell’epoca avrebbe vissuto l’avanzamento tecnologico un secolo prima e come ai giorni nostri viene vissuta questa cultura.

La classe esploratrice è fra le più
rispettate e abbienti, tuttavia il pericolo
che avvolge questa professione
scoraggia molti dall’intraprenderla.

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The Boys – Garth Ennis

In un mondo in cui gli eroi in costume sfrecciano nel cielo e i vigilanti mascherati si confondono fra le ombre della notte, qualcuno deve fare in modo che i “super” stiano in riga. Billy “il macellaio” Butcher, Piccolo Hughie, Latte Materno, il Francese e la Femmina della Specie sono i Boys, un gruppo che agisce sotto l’egida della C.I.A. per contrastare la forza più pericolosa sulla terra: i supereroi. Alcuni eroi in costume devono essere sorvegliati, altri controllati. Altri ancora devono essere fatti sparire. Ed è qui che entrano in azione i Boys.

 
Partendo dal basso a sinistra: Bill “the Butcher”, Piccolo Hughie (modellato sulle fattezze dell’attore Simon Pegg),
La Femmina della Specie, l’imponente Latte Materno e Il Francese con i suoi caratteristici goggles.
 
 

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[Recensione] Hunger Games, di Suzanne Collins

Titolo: Hunger games
Autore: Suzanne Collins
Traduttori: Paracchini F., Brogli S.
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: Ottobre 2009
ISBN: 8804594101
ISBN-13: 9788804594109
Prezzo: € 15,00
Voto: 

Ecco un’altra delle mie squisite parentesi che vi faranno tagliare le vene. Quella che sto recensendo è la versione Flipback che raccoglie i tre capitoli in uno (sembra un po’ la pubblicità del Bolt). Tuttavia, essendo ciascuno di essi parecchio lungo, rischio di dimenticare cos’è avvenuto in precedenza o confondere le trame: il resoconto sarà distinto per ogni libro.
Ci tengo a precisare che non si diventa ciechi (come molti sostengono) con un Flipback. È un prodotto comodo, versatile e utile soprattutto per chi è abituato a leggere in giro. Sì, certo: un e-reader è più sensato per lo scopo; ma per essere una soluzione cartacea è più che valida.
Bene, è chiaro che sto per illustrarvi non tutta la trilogia, ma soltanto il primo libro. Questo qui, per intenderci.

Trama:
Gli Hunger Games non  danno scampo ai deboli: il vincitore è uno su ventiquattro, l’unico capace di uscirne vivo, di combattere, imbrogliare e sopravvivere meglio degli altri.
Katniss Everdeen non riflette un solo istante, prima di sostituire la sua sorellina Primrose quando il suo nome viene estratto per mettere piede nell’arena. Troppo innocente per farcela, Prim non è nata per uccidere come lei.
Non sarà restare in vita il problema principale di Katniss; non quanto lo sarà scegliere tra l’amore che Peeta dice di provare per lei, le amicizie e la sua stessa vita. Scelte troppo rapide per poter essere ponderate in modo giusto. Ogni amico lì dentro è nemico nel contempo e non c’è spazio per la pietà.
Ci sarà un modo per non diventare degli animali senza cuore?

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Galvanostegia, bagni galvanici e galvanizzazione

In diretta dagli Scrittevoli del 1880, ecco a voi Hush con il primo articolo per gli S-vaporati, tecno nerd anacronistici amanti dello steampunk.

Come primo articolo volevo parlarvi di un antico processo industriale tutt’ora utilizzato per molte applicazioni, arte compresa.
Nata nel 1800 circa, la Galvanostegia (o placcatura, come viene comunemente chiamata) è un processo elettrochimico mediante il quale un metallo non nobile come ferro o acciaio viene ricoperto da un metallo più nobile come rame, ottone, argento, zinco, oro.

Ma di cosa stiamo parlando precisamente? Ma di scienza, naturalmente! La galvanostegia è un processo elettrochimico, utilizza l’elettricità e un bagno chimico (il cosiddetto bagno galvanico) per deporre uno strato di metallo nobile su uno più grezzo.
Nella sua esecuzione il procedimento è molto semplice: ai due elettrodi di un generatore di corrente vengono collegati i metalli in questione, quello da deporre al polo positivo e il metallo da ricoprire al polo negativo. Il tutto immerso in un bagno chimico contenente acqua e un sale del metallo da deporre (esempio: per placcare con rame in maniera “casalinga” si può utilizzare una soluzione di acqua e solfato di rame CuSO4) disciolto in essa.

Qui sotto un immagine che mostra il processo nella sua semplicità

La corrente generata dalla pila (storicamente le prime applicazioni vedevano utilizzata una Pila di Volta ) permette ai cationi dell’elettrodo positivo di viaggiare verso l’elettrodo negativo, portandosi dietro attraverso la soluzione ponte molecole dell’elettrodo negativo, mentre gli anioni dell’elettrodo negativo tornano a quello positivo, completando la reazione. In questo modo si può notare come l’elettrodo posto al polo positivo venga lentamente eroso mentre il metallo si deposita sull’elettrodo negativo, con il giusto tempo verrebbe letteralmente consumato sino a scomparire.
Johann Wilhelm Ritter, il quale gettò le basi per il processo, scoprì che il tempo di deposizione e la quantità di metallo deposto variano in modo significativo al variare della corrente applicata e della distanza fra gli elettrodi, così come circa a metà ottocento quando il processo venne perfezionato si scoprì che anche la concentrazione del sale nella soluzione variava la velocità con cui il metallo si depositava.

Ora che la parte pratica è archiviata possiamo passare alle applicazioni pratiche, in particolare quelle artistiche. L’applicazione più comune è ricoprire metalli poco nobili, come già detto. Si può ricoprire il ferro o l’acciaio con rame e ottone. Gli scopi sono molteplici: dalla semplice decorazione di oggetti in ferro (ad esempio si possono ottonare delle maniglie in ferro anziché realizzarle con il metallo stesso, molto costoso); protezione contro la corrosione di un materiale facilmente soggetto all’ossidazione sino alla protezione meccanica tramite deposizione di cromo (cromatura).

L’applicazione di cui volevo parlare però non ha nulla a che fare con la placcatura, tutto l’opposto a dire la verità. Come ho detto poche righe più sopra, con il tempo l’elettrodo da deporre viene eroso, ma cosa succederebbe se parte dell’elettrodo venisse coperta, impedendo così la conduzione e il trasporto di materiale? Qualcuno ci ha pensato, ed ecco come da un processo industriale nasce una semplice quanto intrigante forma d’arte.
Se stampiamo il negativo di un disegno su una piastra d’ottone, per esempio, per poi procedere all’erosione tramite galvanostegia, solamente le parti metalliche scoperte cederanno il metallo venendo erose, creando così un vero e proprio bassorilievo.

Ecco un esempio:

Qui il negativo di un panorama industriale è stato impresso su una piastra, ora procedendo con il bagno galvanico si potrà ottenere questo risultato:

Una semplice incisione, tanto precisa quanto più è definita la stampa. A seconda della durata di immersione si possono ottenere risultati diversi, si possono persino realizzare pendenti e decorazioni di ogni tipo se si attende il tempo necessario a erodere completamente  il metallo:


Che sia per utilizzi industriali o artistici, la galvanizzazione o galvanostegia viene utilizzata da più di due secoli in ogni ambito, il processo è stato ovviamente perfezionato e reso efficiente, ma le basi e il procedimento rimangono immutate sin dal 1800 e per questo, ma anche per la natura arzigogolata del processo che per il secolo rappresentava l’avanguardia nell’utilizzo di un energia ancora semisconosciuta, si merita a pieno titolo un posto nella stretta cerchia della cultura steampunk.

Fonti:
Wikipedia
Steampunk Workshop

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Steampunk: questo sconosciuto (Pt.1)

In collegamento spaziotemporale dal 1880 l’anacronistico, ottonatissimo e nerdissimo Hush, dagli Uncanny vittoriani qui per fare luce su questa sottocultura che sempre più sta prendendo piede, ma poco viene interpretata nel giusto modo.

Cercando di seguire un ordine logico partiremo col definire lo Steampunk come quello che è: un filone della narrativa fantascientifica, nonché una sottocultura punk della stessa.
Sebbene non avesse ancora un nome, già Jules Verne prima e H. G. Wells poi ne furono i padri spirituali, così come anche Arthur C. Doyle soleva usare nelle sue opere l’ambientazione tipica vittoriana tanto cara al genere.
Solo negli anni ottanta circa fu coniato il termine Steampunk, dall’unione della parola Steam – Vapore e Punk, sull’onda della tanto popolare cultura Cyberpunk.
Nonostante nessuna opera sino alla quantomeno blasonata e discutibile trilogia Steampunk di Paul de Filippo assolutamente da non considerarsi padre spirituale del genere, del 1995 portasse esplicitamente questo nome, già negli anni precedenti si erano affacciate sul mercato opere che richiamavano questo stile.
Opera più importante e rappresentativa di questo genere è sicuramente The Difference Engine di Bruce Sterling e William Gibson. Nonostante in essa non appaia il termine, né gli autori li associno, l’ambientazione vittoriana ucronistica in cui l’europa è mossa dalle potenti macchine a vapore inglesi e dai calcolatori differenziali di Babbage (il vero padre spirituale dell’informatica, info qui su di lui e quo sulla sua macchina) integra perfettamente i canoni del genere che andremo presto ad elencare.

Fig. 1: ecco cosa evitare

Ora che sappiamo quali sono le origini del termine, come possiamo definire un canone da cui partire per identificare e inserire opere di qualsivoglia genere (letterarie, cinematografiche, artistiche, estetiche…) nel genere?
Quali sono i paletti fondamentali da rispettare per cercare di rientrare nella categoria e poter essere certi di non aver semplicemente messo il prefisso steam- a tecnologie random e dotare di cilindri/goggles personaggi a caso?

Innanzitutto bisogna pensare al periodo. Ci troviamo a cavallo fra la metà dell’ottocento e i primi dieci anni del novecento, piena epoca vittoriana e rivoluzione industriale. Le macchine a vapore iniziano a muovere il mondo e l’industria sempre più velocemente, se si parla quindi di ambiente cittadino bisogna vedere il mondo da quest’ottica. Le città sono grigie e caustiche, nessuna legge ambientale impedisce alle ciminiere di annerire il cielo con colonne di fumo nero e sporco di ogni tipo. La rivoluzione industriale non era un bel periodo, la sicurezza sul lavoro quasi non esisteva, così come alcune delle più basilari norme igieniche che oggi nemmeno consideriamo. Se da una parte le zone urbane più “civilizzate” conservavano una parvenza di solida bellezza e l’architettura rispecchiava la solidità ferrea di un’industria fiorente, dall’altra parte della barricata la decadente modernità delle industrie pesanti mieteva vittime senza sosta e in modi estremamente creativi, spesso nemmeno troppo veloci.
Uno dei primi punti (non estremamente fondamentale, se non per un certo livello di realismo) è trovare ambientazioni rispecchianti queste caratteristiche di decadente modernità.

In secondo luogo, fondamentale per ogni buona opera che si rispetti è l’utilizzo dei giusti ambienti e dei giusti materiali. L’epoca vittoriana è un periodo storico in cui per certi versi si vede la massima espansione architettonica di ogni impero, a partire da quello Inglese (per ovvi motivi l’Inghilterra è considerata la patria vera e propria del genere). Le ambientazioni quindi vedono largo uso di materiali come acciaio, ferro, pietra, legno e mattoni. Vengono erette imponenti opere ingegneristiche come i primi ponti ferroviari in metallo sospesi.
Anche l’estetica degli edifici viene curata in modo da realizzare vere e proprie opere d’arte urbanistiche: palazzi con complesse decorazioni in pietra scolpita, metallo (prevalentemente rame/ottone e ferro) e i tipici mattoni rossi.

Il Tower bridge, eretto alla fine del 1800 è un simbolo della
potenza imperiale Britannica. Azionato in origine da ben due
immensi motori a vapore, rappresenta perfettamente i canoni
Architettonici e tecnologici del genere.

A questo proposito ci si deve ricollegare con l’integrazione tecnologica nella vita di tutti i giorni, punto fondamentale in una vera, buona opera steampunk. Come nel libro The difference Engine, la tecnologia mossa dal vapore e dalle macchine deve essere implementata in modo naturale nella vita di tutti i giorni, tanto da far credere che sia qualcosa di perfettamente comune e accettabile. Si possono quindi vedere cocchi e carrozze mosse esclusivamente da compatti quanto inquinanti motori a vapore, sistemi di posta pneumatica e gigantesche macchine analitiche a schede perforate, antenate dei nostri computer.
In tutto questo si vede uno smodato uso della meccanica e di tutto ciò che può (ma anche che non può, a volte) essere realizzato con pistoni, caldaie e ingranaggi. Tutto è complesso, ogni meccanismo quasi volutamente elaborato e arditamente reso più complesso di quanto potrebbe essere necessario per il puro gusto estetico e la sfida ingegneristica.
Anche per questo motivo si vede un largo uso del rame e delle sue leghe, bronzo e ottone in primis. Non esistendo ancora praticamente quasi nessuna tecnologia di massa legata all’elettricità, tutto il rame ed ogni sua lega veniva usato nella meccanica per le sue buone proprietà (Qui info sulle proprietà di cui parlo).

Direi che in linea generale come prima parte è più che accettabile e spero che almeno in parte abbia dissipato o quantomeno aiutato a chiarire i dubbi su una sottocultura complessa ed elaborata come solo lo Steampunk può essere.
Nella seconda e ultima parte esploreremo tutto ciò che riguarda la parte sociale/culturale, il governo e la parte esplorativa/coloniale.
Verrà anche analizzata la cultura come viene vissuta ai giorni nostri con la moda, musica e cinematografia.

Dal 1880 per ora è tutto, qui Hush per gli Scrittevoli vittoriani chiude!

Fonte: soprattutto Wikipedia

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Lucca Comics 2014

Dunque, riassunto di questo Lucca Comics and Games: siamo andati solo di giovedì e non in cosplay, banalmente al solo scopo di poter finamente girare in maniera efficiente e poter far acquisti in santa pace.
Il nostro viaggio incomincia alle 3 del mattino, giungiamo a Lucca alle ore 7 e riusciamo a trovare posto vicino alla stazione FS (cosa che per altro diventa IMPOSSIBILE durante gli altri giorni di fiera persino a quell’ora). Ci riuniamo con il nostro gruppo (totale: 5 persone) e partiamo all’avventura.


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