[Recensione] Parole di Roberto Bommarito

paroleTitolo: Parole
Autore: Roberto Bommarito
Editore: La mela Avvelenata
Anno: 2014
ISBN: 978-88-98394-55-5
Formato: Epub
Dimensioni: 34 pagine
Prezzo: € 0,99
Voto: 

Per acquistarlo: vedi qui

ContenutoIl mondo viene messo in ginocchio da una tempesta di parole. Cadono dal cielo, comportando distruzione e causando la morte di Nadia. Del protagonista non conosciamo il nome, perché potrebbe essere chiunque di noi: chi in un modo, chi in un altro, abbiamo tutti perso qualcuno che amavamo. In un mondo riconquistato dalla superstizione, solo lui sembra determinato a cercare una spiegazione sensata a ciò che accade. Ma la soluzione forse è un’altra: trovare l’unica frase che non è mai riuscito a dire alla donna che amava: Mi spiace.

Recensione: Quello che domina nella vicenda raccontata è una dimensione onirica dalla quale si desidera fuggire per ritornare alla propria realtà. Cosa non facile, perché entrano in ballo forze di segno contrario, due volontà che albergano nello stesso soggetto, e lo incalzano in un estenuante braccio di ferro della coscienza. Il sogno che imprigiona semina caos intorno, rifugge a ogni possibile logica. Le domande che vengono poste si sgretolano, si frantumano come le parole di cui sono composte. La tempesta di parole, che piovono come meteoriti, un po’ sono frecce scoccate contro la fiera decisione di risalire la china, risvegliarsi dal torpore che consuma. Continua a leggere

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[Podcast] In principio furono Necronomicast e Poecast, poi venne il Nevermorecast

Se non li conoscete, correte nel canale Licaoni su youtube.

Cosa ci fanno qua a fianco il Frusciante e il Braschi? Presto detto, per chi non lo sapesse da un po’ di tempo il vostro Spettro, Queenseptienna e Nathan Ranga abbiamo aperto un podcast riguardante i libri. Ma forse è meglio cominciare dal principio.

Succede qualche mese fa, dopo aver ascoltato i podcast di outcast.it propongo all’admin di Scrittevolmente di crearne uno tutto nostro sui libri, chiamato Necronomicast. Non siamo preparati, non abbiamo una scaletta né i mezzi (per parlare utilizzo un pessimo microfono Trust), ma registriamo lo stesso ed esce fuori la puntata zero, quella dedicata agli zombi. Il risultato ci entusiasma quindi cominciamo a pensare che sia il caso di aprire davvero il podcast, con tanto di ospiti. Così si decide di registrare una puntata chiamata “Young e New Adult” ed esce qualcosa di esilarante. Peccato che la puntata viene persa a colpa di blackout e problemi col software. Si opta quindi per un’altra puntata e dopo aver vagliato varie idee riguardo l’argomento (Sword & Sorcery, trasposizioni cinematografiche, Lovecraft…), optiamo per qualcosa di leggero, come i clienti dei librai odiosi e gli scrittori antipatici.

Nel video del podcast potrete vedere una collezione di vignette di Nathan.

L’ospite, cioè Nathan Ranga, l’admin del sito idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it, accetta di unirsi alle nostre file diventando presenza fissa. La puntata va benissimo Tentiamo quindi il colpaccio invitando qualcuno che, nella rete, è molto conosciuto. Quel qualcuno è Federico “Videodrome” Frusciante, un esperto di cinema che si dedica a progetti di vario genere e che si presta con piacere a progetti free nella rete. Ovviamente invitiamo anche la sua “spalla” (che spalla non è, visto che a detta del Frusciante è proprio lui il vero Frusciante) ed entrambi si dimostrano gentili e disponibili. Pronti per registrare ci ritroviamo ad affrontare alcuni problemi: le ferie tolgono tempo a tutti, compresi la nostra admin e il Frusciante stesso. Inoltre “Necronomicast” su youtube esiste già e se vogliamo fare qualcosa di buono, è il caso di trovare un nome “unico”. La sera della registrazione io e Nathan Ranga restiamo senza una delle conduttrici e l’ospite. La decisione è presto presa, registriamo una puntata del nuovo “Poecast” dove commentiamo la classifica settimanale di vendita. C’è un altro problema però, anche se non esiste alcun podcast dedicato a Poe chiamato “Poecast” sul tubo, ne esiste uno dedicato alla poesia.
Il nome definitivo, sempre dedicato al grande Poe, sarà Nevermorecast. Se non capite la citazione, tornate pure a seguire i video di Favji.


Giovedì registreremo la puntata con il Frusciante e alla fine del mese gli appassionati fantasy e quelli di fumetti avranno una bella sorpresa.
Che dire? Invito tutti a postare le critiche e i commenti qui e sul tubo. Ogni suggerimento sarà ben accetto. E ad maiora a tutti.

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[Recensione] Il caso Bramard di Davide Longo

Il caso BramardTitolo: Il caso Bramard
Autore: Davide Longo
Editore: Feltrinelli
Anno: 2014
ISBN: 9788807030949
Numero pagine: 256
Prezzo: € 17,00
Voto: 

 

 

ContenutoCorso Bramard è stato il commissario più giovane d’Italia. Meditabondo, insondabile, introverso, capace di intuizioni prossime alla chiaroveggenza. Fino a quando un serial killer di cui seguiva le tracce ha rapito e ucciso la moglie Michelle e la piccola Martina. Da allora sono passati vent’anni. Corso vive in una vecchia casa dimessa tra le colline, insegna in una scuola superiore di provincia e passa gran parte del tempo arrampicandosi da solo in montagna, spesso di notte e senza sicurezze, nell’evidente speranza di ammazzarsi. Perché, come suole ripetere, “non c’è nessuna vita adesso”. Eppure qualcosa è rimasto vivo in lui: l’ossessione, coltivata con quieta fermezza, di trovare il suo nemico, il killer che ha piegato la sua esistenza e continua a inviargli i versi di una canzone di Léonard Cohen. Diciassette lettere in vent’anni, scritte a macchina con una Olivetti del ’72. Un invito? Una sfida? Ora, quell’avversario che non ha mai commesso errori sembra essere incappato in una distrazione. Un indizio fondamentale. Quanto basta a Corso Bramard per riprendere la caccia, illuminando una scena popolata da personaggi ambigui e potenti, un dedalo di silenzi che conducono là dove Corso ha sempre cercato il suo appuntamento, e il suo destino.

Recensione: Il protagonista è Corso Bramard, un ex commissario con un passato burrascoso e drammatico. Egli assume consistenza nell’ambiente in cui via via si trova: il commissariato, la montagna, la scuola. Ne viene fuori un ritratto che poliedrico è dir poco. A confondere il quadro è ciò che dice di se stesso:

“Io non picchio, non ricatto, non minaccio e tendenzialmente non sparo…  C’è da annoiarsi, insomma, è meglio tu lo sappia. Se non ti va, puoi chiedere un’altra collocazione finché sei in tempo”.

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[Videogame] Tomodachi Life

Tomodachi Life è un videogioco per Nintendo 3DS che aspettavo praticamente da quando è stato annunciato. È un tipo di game da console che io amo, dopo il genere di Pokemon. Tomodachi Life è, come Animal Crossing, un simulatore di vita virtuale (tipo The Sims) che usa i Mii, i piccoli altre ego creabili nella console (che si usano anche nei programmi proprietari dello Street Pass).


Su questo gioco posso dire, a priori, una cosa: non fa per il giocatore compulsiva che va a caccia di quest o di mostri. Non c’è una trama e, soprattutto, non c’è una fine. Esattamente come Animal Crossing è fatto per giocarci poco, ma tutti i giorni, continuamente. Ogni giorno ci sono nuovi alimenti, cappelli, stili di abbigliamento e di appartamento da sbloccare e cambiano in base alla stagione.
Oltre a questo lo scopo principale del gioco è quello di creare un sacco di Mii, piazzarli nei loro simpatici appartamenti e occuparsi delle loro esistenze. I Mii hanno problemi, mangiano, giocano, vogliono conoscere altri Mii, innamorarsi, fidanzarsi, sposarsi e sfornare piccole copie di loro stessi (al momento attuale ho due copie sposate, di cui una ha scodellato un bebè che è l’inquietante incrocio tra me e Spock). Oh, e dovrete occuparvi del bambino, alle volte. E ogni Mii ha un carattere diverso dall’altro, creando alle volte problemi d’incompatibilità mica da ridere (come fidanzamenti andati a monte e fiumi di lacrime da asciugare). I Mii sognano anche e alle volte potrete vedere i loro folli sogni e guadagnare oggetti.


Tutte queste azioni sono disponibili poco alla volta, nel tempo, e grazie a esse sbloccherete tutte le parti dell’isola. I vostri bebè cresceranno e inizieranno a viaggiare, grazie allo Street Pass, vedranno le isole dei vostri amici e potrete scambiare i prodotti d’esportazione.
Potrete fare loro foto negli studi fotografici da soli, in gruppo, tutti assieme o in famigliole felici. Il trash massimo lo si raggiunge facendo i Mii come i vostri personaggi preferiti, quindi io al momento ho foto di Kirk e Spock che si rotolano nei prati e Hannibal che regge la mano a Will Graham con aria sognante. Tutte le foto poi potrete condividerle sui social network, se la vostra console è collegata a internet.

I Mii non hanno problemi tutto il tempo. Alle volte staranno benissimo senza il vostro aiuto e a quel punto sarete obbligati a spegnere la console e fare dell’altro. Magari uscire, camminare, guadagnare monete con lo Street Pass e magari trovare un altro giocatore di Tomodachi Life con il quale scambiare viaggiatori.
Ricordatevi inoltre, in gioco, di generare il vostro codice QR e di metterlo sui social, in modo da aggiungere amici.

Punto bonus: ho notato che quando si regala un 3DS a un Mii, la console è uguale a quella sulla quale state effettivamente giocando. La mia è la special edition bianca di Pikachu e boh, l’ho trovato adorabile.

In conclusione: Tomodachi Life ha portato The Sims in maniera semplificata e adorabile su 3DS e io non posso che adorarlo, così come ho adorato Animal Crossing. Non fa per voi se cercate sfide impegnative o puzzle. Nemmeno se volete combattimenti o altro.
E io continuo a far incrociare i miei Mii, in attesa del nuovo Pokemon a settembre :D

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[Anime & Manga] Judge

Titolo Originale: Judge
Titolo Inglese: Judge
Storia: Yoshiki Tonogai
Disegni: Yoshiki Tonogai
Edit. Originale: Square Enix
Tipologia: Shounen
GenereHorror, Mistero, Psicologico, Thriller
Anno: 2010
Vol. originali: 6 (completato)
Voto:  

Trama:
Ve lo ricordate Doubt? Se la risposta è no, cliccare sul nome in rosso vi rinfrescherà la memoria.
Judge non si può definire il suo seguito (come avevo invece erroneamente affermato); al massimo una versione differente e meglio strutturata in quanto a trama.
Il minestrone iniziale è sempre lo stesso: un gruppo di persone viene rapito, rinchiuso in un edificio inquietante (stavolta un tribunale) con delle maschere di animali addosso.
Ad essere precisi, non si comincia proprio così: è presente un piccolo intro in cui c’è un ragazzo che perde il fratello investito da un auto. In seguito anche lui sarà tra i giovani del perverso giochino.
Lo scopo stavolta, più che trovare il lupo cattivo è giustiziare coloro che hanno commesso i peccati più gravi, fino a restare in quattro. Tutto ciò avviene tramite una votazione, da ripetere fino a raggiungere il numero prestabilito di superstiti.
Chi si salverà da questa macchina di morte spietata?

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“Halloween all’Italiana 2014″ – 2^ edizione del concorso di Letteratura Horror

Halloween all’Italiana 2014, parte la 2^ edizione del concorso dedicato ai racconti horror di Halloween. 6000 battute spazi inclusi e tanti premi in palio con la pubblicazione dei migliori racconti.
Cari amici di LetteraturaHorror.it si sta concludendo l’estate e, per molti di voi, anche le vacanze. Ebbene non c’è bisogno di disperarsi poiché noi abbiamo una nuova sorpresa per voi con la seconda edizioni di Halloween all’Italiana.

Ebbene sì, dopo l’incredibile successo dell’edizione targata 2013 (clicca per saperne di più) con addirittura 122 racconti giunti in redazione, LetteraturaHorror.it ripropone il format dedicato ad Halloween.
Come tutti sappiamo Halloween è una festività che affonda le radici nella cultura celtica e anglosassone (ancora prima anche romana con la festa dei morti chiamata Parentalia), ma che oggi si è diffusa un po’ in tutto il mondo anche in Italia dove – come da tradizione cattolica – coincide con un’altra suggestiva festività, ovvero il giorno di Ogni Santi.
Da sempre, quindi, Halloween ha attirato l’attenzione di noi amanti dell’horror.
Noi qui vogliamo creare, però, qualcosa di nuovo e diverso dal solito vogliamo sdoganare questa festa anche come genere letterario, non solo quindi commerciale, e italianizzarla grazie alle vostre storie, ai vostri racconti, al vostro terrore, quello vero, che abbia come oggetto o soggetto o sfondo o quant’altro la notte stregata tra il 31 ottobre e il 1° novembre.
RACCONTI – I racconti presentati per Halloween all’Italiana dovranno essere inediti e di una lunghezza non superiore ai 6000 caratteri spazi inclusi (escluso il titolo) e dovranno riportare il titolo dello stesso e il nome dell’autore. Ogni autori non potrà presentare più di un racconto che rimarrà, comunque, di esclusiva proprietà dell’autore.
SCADENZA – Verranno ammessi a partecipare al concorso solo i racconti giunti entro e non oltre le ore 12:00 del 24 ottobre 2014. Dopo quella data in nessun caso saranno accettati racconti inviati.
PREMI – Ai primi tre classificati verranno regalati e spediti direttamente a casa i libri horror messi in palio (a breve verranno comunicati i titoli) dai partner del concorso e gli autori saranno protagonisti di un’intervista esclusiva, mentre i migliori racconti entreranno di diritto all’interno dell’ebook “Halloween all’Italiana 2014” che verrà pubblicato e messo in vendita sui principali e-store online, acquistabile dal 31 ottobre.
Tutti i racconti inviati – a esclusione di quelli selezionati per l’ebook – saranno pubblicati sul potale www.letteraturahorror.it nella sezione ad hoc.
MODALITA’ DI VOTAZIONI – Ogni racconto giunto in redazione e rispondente ai requisiti sarà valutato per l’originalità, l’elemento horror e l’attinenza al concorso da una giuria interna con voti da 1 a 5 e verrà stilata una classifica sommando i punteggi ottenuti. La classifica finale senza voti sarà resa pubblica.
COME PARTECIPARE – Per partecipare è semplicissimo, basterà inviare il proprio racconto alla casella mail  concorsi@letteraturahorror.it inserendo nell’oggetto della mail la dicitura “Halloween all’Italiana 2014”, mentre nel corpo della stessa dovrà essere riportato il nome e il cognome reale dell’autore e (per chi lo volesse) eventuale pseudonimo con il quale si vuole comparire, un recapito mail valido, il titolo del racconto, il numero di caratteri utilizzati e allegare in formato .doc o .odt (mai inviare pdf) il proprio lavoro e una breve biografia personale, anche se già inviata per precedenti concorsi o pubblicazioni.
TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI – Nel corpo della mail, ogni autore dovrà inviare una breve dichiarazione di inedicità dell’opera e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali secondo il seguente schema: “Contestualmente all’invio dell’opera [inserire nome dell'opera], [inserire nome e cognome dell'autore] dichiara di esserne l’autore, di non averne ceduto a terzi i diritti di pubblicazione o distribuzione o altri diritti legati al copyright e di poterne disporre in piena e assoluta libertà. L’autore autorizza inoltre il comitato organizzatore del concorso al trattamento dei propri dati personali, ai sensi del D.L.196/2003 e successive modifiche e integrazioni, limitatamente agli scopi del concorso in oggetto”.
ILLUSTRAZIONE – Per tutti coloro che vorranno sarà possibile anche cimentarsi nella creazione della copertina dell’ebook e del libro finale inviando il proprio bozzetto a  concorsi@letteraturahorror.it. L’autore della migliore illustrazione, oltre ad avere l’onore della firma, riceverà in regalo dei libri horror. 

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[Recensione] Il Grimorio del Lago di Mariachiara Moscoloni

Il Grimorio del lagoTitolo: Il Grimorio del Lago
Autore: Mariachiara Moscoloni
Editore: Brigantia editrice
Anno: 2014
ISBN: 9788898336098
Numero pagine: 248
Prezzo: € 16,00
Voto: 

 

 

ContenutoRomanzo al femminile in cui la nebbia del lago fa da sfondo alle emozioni che si agitano sulle sue sponde e nelle sue profondità. Bianca è una giovane mamma divorziata e in cerca di lavoro che per dare una svolta alla sua vita, va a vivere, insieme alla figlia di sei anni, nella villa di una ricca e anziana signora molto malata, bisognosa di cure e compagnia. Tra le due donne si istaurerà un rapporto intenso, fatto di complicità, in cui l’anziana Elisa condurrà Bianca a osservare in punta di piedi il proprio oscuro e tormentato passato. La storia di Elisa si rivelerà poi misteriosamente intrecciata a quella di una fanciulla di nome Demetra, vissuta in quei luoghi cinquecento anni prima. Su entrambe incombe la maledizione che affligge da secoli l’anima immortale di innumerevoli donne innocenti, considerate ingiustamente lo strumento perverso di cui il demonio si serve per sedurre gli uomini. Un viaggio fatto di realtà intrise di pregiudizi e sospetti, di formule magiche ritrovate in un antico Grimorio maledetto, e di sentimenti forti e profondi; un vortice di emozioni e magia che scaturisce da questa storia e cattura chi si avventura tra le sue pagine.

RecensioneIl Grimorio del Lago è un romanzo dallo sfondo lovecraftiano. Le protagoniste scorgono qualcosa di meraviglioso e di mostruoso che si nasconde oltre. Un oltre che è a portata di mano, tra gli scaffali di una biblioteca, nel fondo del lago, nelle suggestioni di un sogno. Continua a leggere

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[Recensione] I Figli di Baal – I Giardini dell’Essere

Titolo: I Figli di Baal La Guida Rossa
Autore: Francesca Costantino
Editore: Armando Curcio Editore
ISBN: 9788897508809
Fomato: Cartaceo, Ebook
Lingua: Italiano
Numero pagine: 480
Prezzo: 14,90 €
Genere: Fantasy – Sword and Sorcery/Urban
Voto:

Trama: Cancellate quanto sapete della storia del pianeta. I Figli di Baal inaugura la Nuova era del genere umano. Ispirato ai giochi di ruolo cult D&D, Diablo e Baldur’s Gate, prosegue il pluripremiato urban fantasy dedicato al dio Baal e alla Città d’Oro. Stavolta i protagonisti, il negromante Jason, la maga nera Victoria e il cantante rock Sean affronteranno i loro incubi peggiori, sullo sfondo dell’11 settembre. In dubbio se scegliere il bene o il male, saranno facile preda del demone Mephisto. I ragazzi, tre aspetti del dio di Venere e Atlantide, Baal, affronteranno scontri epocali e prove estenuanti: la dipendenza dalla droga, l’Inquisizione, la sete di potere. Se sconfitti, presto si spalancheranno le porte degli Inferi sulla Terra. Eppure, ci insegnano, anche nella situazione più difficile abbiamo tutte le risorse per farcela, basta indirizzare i propri pensieri verso obiettivi colmi d’amore, in nome dell’evoluzione per l’intera umanità.

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[Recensione] L’ultimo ballo di Charlot – di Fabio Stassi

L' ultimo ballo di CharlotTitolo: L’ultimo ballo di Charlot
Autore: Fabio Stassi
Editore: Sellerio
Anno: 2012
ISBN: 9788838927645
Lingua: italiana
Numero pagine: 279
Prezzo: € 16,00
Voto: 

Contenuto: In una sera di Natale la Morte va a trovare Charlie Chaplin nella sua casa in Svizzera. Il grande attore e regista ha passato gli ottant’anni ma ha un figlio ancora piccolo e vorrebbe vederlo crescere accanto a sé. In un lampo di coraggio Chaplin propone un patto alla Vecchia Signora: se riuscirà a farla ridere si sarà guadagnato un anno di vita. Inizia così un singolare balletto con la Morte, e quella notte a salvarlo non sarà la tecnica consumata dell’attore ma la comicità involontaria che deriva dagli impacci dell’età. La questione però è solo rinviata: anno dopo anno, a Natale, la Vecchia tornerà a reclamarlo e bisognerà trovare il modo di suscitarle almeno una risata. Nell’attesa dell’incontro fatale Chaplin scrive una lunga e appassionata lettera al figlio. Vuole raccontargli la storia vera del suo passato, quella che nessuno ha mai ascoltato, ed ecco che dalle sue parole scaturisce l’avventura rocambolesca di una vita e il ritratto di un’epoca rivoluzionaria.

Recensione: Per chi non conosce il vagabondo, questo racconto è il pretesto ideale per accostarsi alla sua figura, e ben venga uno sguardo a Tempi Moderni, al Monello, a La febbre dell’oro e all’insegnamento che da essi si può trarre.Charlie Chaplin.jpg

Il libro di Fabio Stassi, finalista al premio Campiello 2013, mette in  evidenzia un filo rosso che giunge al cuore della comicità, svelandone in parte il meccanismo. Attraverso essa si rovesciano il mondo, la prospettiva, la realtà. Ciò che fa piangere può indurre al sorriso, ciò che induce al sorriso può spingere alla riflessione:

Se un gigante cerca in ogni modo di aprire una porta e non ci riesce, ma subito dopo la porta si apre a un gatto, a un bambino, a un povero vagabondo o a un vecchio senza nessuno sforzo, noi ridiamo.

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[Recensione] L’inganno della morte, di Guglielmo Scilla

Titolo: L’inganno della morte
Autore: Guglielmo Scilla
Editore: Kowalski
Prezzo: 14 euro
Genere: Fantasy
Pagine: 332
ISBN
: 9788874968312
Voto: 

Ve ne avevo già parlato QUI, promettendo in tempi brevi la recensione….
Sì, ok, vi autorizzo a lanciarmi uova marce in faccia per il ritardo; tuttavia le promesse le mantengo sempre e sono tornata a parlarvene!
Detto questo, parto già con un piccolo rospo in gola; una mini polemica che mi sorge spontanea dal momento in cui vedo qualcosa di palesemente storto.
Vorrei spiegare una piccola cosa ai fan del Gu, tanto fedeli fino all’ultimo video pubblicato, per poi regalargli un bel voltafaccia, insultando un libro che magari non si è letto per ripicca.
Andate oltre. Lo Youtuber, che vi piaccia o meno non vive attaccato al computer come un respiratore, pertanto non è nemmeno una macchina sforna-video come credete sia.
Che vogliate capirlo o no, sono persone, non feroci traditori solo perché non vi danno ciò che volete. Le persone sono umane, cercano semplicemente la loro strada… se si era loro sostenitori credo che si dovrebbe guardare al di là di una performance mancata e verificare senza risentimento che stiano continuando comunque a fare un buon lavoro. Per me ciò sta accadendo; è un bel libro, davvero.

Trama:
Daniel, un ragazzo come tanti, viene estratto per partecipare al Palio delle Fiamme, competizione che si ripete ogni estate nel suo paese, in onore delle Festa delle Fiamme. Con poco entusiasmo, il sedicenne accetta più che altro per far contenta la famiglia, che probabilmente gli avrebbe rinfacciato a vita un eventuale rifiuto.
Fatto sta che si dimostra il migliore, ma nel bel mezzo dei festeggiamenti si ritrova ucciso; la sua morte, sopraggiunta in circostanze a dir poco misteriose, crea non pochi sospetti soprattutto nel protagonista, che cercherà risposte.
Tuttavia non sarà solo nel suo viaggio: potrà sempre contare sull’aiuto della bizzarra Cybele, degli amici e dei suoi tre guardiani.
Si può tranquillamente affermare che la vera avventura abbia inizio dopo… nella misteriosa e piovosa Dyuturna: la città dei morti.

Recensione:
Non  è un semplice fantasy; lo definirei un fantasy esistenziale, ma ci ritorneremo più tardi.
Dall’inizio rapido e incalzante, appassiona da subito il lettore con un ritmo sostenuto da botta e risposta sarcastici, seguiti talvolta da rallentamenti.
Ha un modo molto particolare di creare un feeling immediato, di colpire e interessare chiunque si accinga a seguire le vicende.
A questo proposito s’incontra un dialogo molto carino madre/figlio riguardo il partecipare o meno alla Festa delle Fiamme. In esso, le parole scorrono come mercurio: non si lasciano prendere per quanto vivaci; inutile a dirlo, contengono una certa dose di spiritosaggine (quella che insomma conosciamo bene).

-Almeno ti rendi conto di quanto sia patetico? -si ribellò lui. -Le nove gilde! Manco fossimo tornati al medioevo…
-Ti è sempre piaciuta la Festa delle Fiamme- tagliò corto Olimpia.
-Questo era prima che dovessi parteciparvi vestito da cretino.
La macchina inchiodò di colpo, sollevando una nuvola di terra bruciata.
-Tu non ti rendi minimamente conto dell’enorme fortuna che ti è stata data- sibilò la madre, senza staccargli gli occhi di dosso. -È  parte integrante della nostra cultura… e come se non bastasse è pressoché impossibile venire sorteggiati!
-Se vuoi ti cedo volentieri il posto.
-Purtroppo è contro le regole!
Olimpia lasciò il freno e diede un colpo deciso all’acceleratore. L’auto saltò avanti. Daniel si trovò con le spalle attaccate al sedile.

La ventata di brio è perfettamente accompagnata o meglio spezzata da descrizioni intense, palpabili, dalle quali si ha il netto ritratto di paesaggi e persone menzionate; tuttavia non rallentano la corsa narrativa.
Le vere e proprie impennate provengono da riflessioni improvvise, che mozzano il fiato a freddo prima di rendersene conto. Credo sia proprio questo che non ci si aspettava in modo così aperto dall’autore; eppure è la parte che merita di più, la più autentica, quella che ripasserei più volte e che voglio ricordare. Ho apprezzato parecchio l’estrema sensibilità nell’analizzare soprattutto le emozioni: è come se le scrutasse da un microscopio. Ci sono parecchi interventi di questo genere; uno più bello dell’altro.

Daniel studiò per un lungo momento il viso della nonna. Avrebbe voluto dirle che non aveva alcuna intenzione di prendere parte alla competizione. Che nessuno le aveva dato il permesso d’inserire il suo nome nella lotteria e che per protesta avrebbe saltato il pranzo. Ma il coraggio soffre di un’ enorme timidezza. Se non viene tirato fuori subito, si fa piccolo e va a nascondersi dove nessuno può vederlo.

Il libro dimostra una buona inventiva riguardo la trama. Offre uno scenario molto originale, in cui certi elementi sembrano quasi di matrice Potteriana (tipo il bufovettore, che stai lì e ti chiedi come diamine gli sia venuto in mente). Tuttavia  non è quella la parte rilevante. Per capirci: Dyuturna è una città molto interessante compresi i suoi abitanti, e ciò che accade è inaspettato e sorprendente. Però si ha come l’impressione che ci sia da leggere tra le righe il messaggio più importante; quello a cui tutto è finalizzato e verso cui tutto converge.
È avvincente leggere di un ragazzo che vince una competizione, muore e deve scoprire un intero universo; in parole povere è costretto a rimparare a vivere di nuovo secondo le nuove regole. Si esce pazzi a cercare d’intercettare il complotto e tutto ciò che c’è sotto, compreso il ruolo dei guardiani e il senso dell’intervento di Cybele.
Eppure non è la storia l’importante. È come se essa in profondità contenesse una morale fortemente affettiva; un esistenzialismo che trapela da ogni fessura appena è possibile. Che smania per esplodere.
La domanda a fine racconto, per alcuni è stata semplicemente: “Cosa farà Daniel poi?”
In effetti è previsto un seguito…forse. Di quesiti però ce n’erano di più imponenti; dei macigni rispetto al semplice proseguimento della trama fantasy.
È davvero peggio morire, o restare per essere lasciati dalle persone che amiamo? Cosa significa realmente soffrire?
Alcuni dubbi trovano risposta certa; altri presentano un’apertura amara che non lascia equivoci: non è un lavoro fatto tanto per, ma un’analisi della vita offerta a cuore aperto.

Oltre a questo non ci sono certezze; la giustizia è un’utopia che non possiamo concederci. Le nonne che seppelliscono i nipoti.
Dov’è la giustizia in tutto questo?

È un libro che, coloro che cercano unicamente l’avventura, purtroppo non leggeranno mai interamente. Io l’ho terminato con la lacrimuccia che scendeva. Contiene parti che colpiscono e affondano senza equivoci… altre le devi sentire.
Personalmente mi sono innamorata della delicatezza, del dettaglio. Mi sono innamorata della pioggia di Dyuturna, che può mettere solo i brividi (non vi spiego certo il perché).
Una lettura piena d’inventiva… ma soprattutto intrisa di senso.
Chi non riesce ad andare oltre i video di Youtube, non ha la più pallida idea di cosa si perde.

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[Comunicato stampa] Le uscite di giugno della Factory editoriale i Sognatori

fin dove si scorge il mare

La Factory editoriale i Sognatori, primo e (attualmente) unico esempio di casa editrice co-gestita da scrittori, scrittrici e addetti ai lavori, è lieta di segnalare le pubblicazioni di giugno:

Y, di Claudio Selva
Raccolta di racconti nella prima parte, romanzo nella seconda. Le due sezioni sono unite da un filo logico che l’autore, giocando coi lettori, invita a cogliere. Il libro è collocabile a grandi linee nel genere slipstream. I racconti della prima parte inglobano elementi umoristici, surreali e spesso malinconici, il romanzo della seconda parte è vicino per certi versi alla fantascienza distopica.
Consigliato a chi è stufo dei soliti libri, perché in effetti “Y” sfida regole e luoghi comuni della narrativa, con un approccio anarcoide che farà la gioia di tutti coloro che amano i romanzi sperimentali. Dovendo citare qualche autore accostabile – almeno nell’approccio e/o nella visione onirica della letteratura – al testo in esame, vanno citati fuor di dubbio Borges, Wallace e Cortazar. Aggiungiamo, in ambito extraletterario, il cinema di David Lynch e in particolare quello dei film “Strade perdute”, “Mulholland drive” e “Inland Empire”.

Per un corposo assaggio vedi qui

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[Recensione] Matta per Manolo di Bea Buozzi

Titolo: Matta per Manolo

Autore: Bea Buozzi

Editore: Mondadori

ISBN: 9788804640714

Formato: ebook

Voto:

Trama: In una città frenetica come Milano è difficile, a trentacinque anni, illudersi di trovare l’anima gemella. È molto più appagante e meno frustrante collezionare scarpe meravigliose: come fa Palladiana, la protagonista di questo romanzo. Una trasferta a Napoli per lavoro sarà l’imprevedibile occasione per calzare un paio di fantastiche Manolo Blahnik. E saranno queste décolleté rosse – insieme alla criptica profezia di una maga incontrata sul molo Beverello – ad aprirle gli occhi: Palladiana ha solo un anno di tempo per scampare allo zitellaggio eterno! Un vero paradosso, per lei che di professione fa l’autrice per il programma televisivo “Sposami subito”… Nonostante lo scetticismo iniziale, con la lista dei suoi ex alla mano, Palladiana deciderà di ripercorrere gli amori del passato: per realizzare che è più facile inciampare nella felicità che non calzarla comodamente – proprio come è avvenuto per il suo amato paio di Manolo. Del resto «i graffi sotto le suole raccontano molte più cose dei fondi di caffè in una tazzina», lo dice sempre Ivanna, la sua vicina di casa, che dispensa consigli preziosi e, nonostante il suo aspetto quanto mai eccentrico, è incredibilmente saggia. Tutti gli inquilini di Palazzo Ranieri lo sanno, e non solo loro… Tra Napoli e Milano, Parigi e New York, tra la divertentissima caccia televisiva al matrimonio più bizzarro del mondo e la vita quotidiana di un variopinto condominio milanese, questo romanzo ci fa sorridere e palpitare e ci racconta come, con ironia e una grande dose di leggerezza, per capire l’umore di una donna sia sufficiente guardare quali scarpe indossa.

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[Intervista] I ciclonauti di Piero Sansò

Titolo: I ciclonauti
Autore: Piero Sansò
Editore: I Sognatori
Genere: Romanzo fantastico
ISBN: 9788895068367
Data di pubblicazione: maggio 2014
Num. Pagine: 140
Prezzo: 13,40
Dove trovarlo: 
http://www.casadeisognatori.com/iciclonauti.html

TramaRomanzo che miscela fantasy, fantastico e avventura. La trama è incentrata su una scoperta sensazionale compiuta da tre uomini di scienza fissati con le passeggiate in bici: le corse compiute su due ruote – rigorosamente non inquinanti – sprigionerebbero energia positiva per la Terra, energia ridistribuita per il pianeta e catturata dai dolmen e dai menhir (o da altre strutture megalitiche) a beneficio di coloro che amano la natura e il cicloturismo. A un certo punto però i tre scopritori, ribattezzatisi “I Ciclonauti”, scopriranno che l’energia accumulata nei menhir presenta dei risvolti negativi e a dir poco inquietanti. Nella volontà di scoprirne le origini, finiranno per imbarcarsi in un’avventura surreale e lontana, nello spazio e nel tempo…

I ciclonauti impazzivano all’idea di navigare sull’energia che essi stessi producevano, alla stregua di un surfista che, al solo immaginare di poter produrre da sé l’onda giusta e poterla poi calvalcare senza limiti, dia i numeri per la gioia [dal retrocopertina].

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[Recensione] Oriana. Una Donna, di Cristina De Stefano.

Titolo: Oriana. Una Donna.
Autore: Cristina De Stefano
Editore: Rizzoli
Genere: Biografia
ISBN: 978-88-17-06898-7
Data di pubblicazione: ottobre 2013
Num. Pagine: 301
Prezzo: 19 €
Voto: 

Trama:
L’autrice, ricostruendo l’intricato puzzle della vita di una donna così complessa, ne rende un quadro completo ed esaustivo. Racconta luci ed ombre di Oriana, anche laddove la scrittrice era stata molto abile a camuffarle tra gesti e parole.

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[Recensione] Giorni di neve, giorni di sole di Fabrizio e Nicola Valsecchi

Giorni di neve, giorni di soleTitolo: Giorni di neve, giorni di sole
Autori: Fabrizio e Nicola Valsecchi
Editore: Marna
Genere: Testimonianza
ISBN: 9788872034989
Anno: 2009
Num. Pagine: 128
Prezzo: 12,00€

Voto

ContenutoUn uomo ormai anziano, durante il viaggio di ritorno verso l’Italia, la sua terra d’origine abbandonata da ormai settant’anni, ripercorre gli anni trascorsi nella nuova patria adottiva, nella quale ha sperato in una vita serena e libera. Ma il rapimento e la scomparsa della figlia e del genero, desaparecidos, hanno infranto questo sogno. Solo il ritorno alle origini riesce in parte ad attenuare la sua sofferenza…”I desaparecidos sono lì presenti per reclamare che la coscienza, i valori e la dignità del popolo non desiderano l’impunità né l’oblio. Patricia e Ambrosio e tutti coloro che hanno dato la vita per la libertà rimangono nella memoria e nella resistenza.” (Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la pace nel 1980). Gli autori, Fabrizio e Nicola Valsecchi, nati a Como nel 1976, gemelli scrittori cernobbiesi, hanno precedentemente pubblicato con la casa editrice Mamma i romanzi “La Chiromante” “Una Profezia” (2002) e “B. e gli uomini senz’ombra” (2004), riscuotendo un buon successo di critica e pubblico, oltre al racconto “Il Seme della Discordia” (2006), apparso sul giornale “Il Popolo Veneto”. Scrivono realmente a quattro mani, procedendo insieme, senza ripartirsi i compiti, con una scrittura asciutta e innovativa.

Recensione: L’intento del libro è più che meritorio. Qui la pagina scritta si fa denuncia contro i crimini del regime militare argentino; ricordo e non sterile celebrazione delle vittime della storia recente (i desaparecidos); testimonianza amara e accesa di ciò che è stato e accadrà di nuovo, sotto altre forme e in altri luoghi.

Sicuramente è un modo per non passare sotto silenzio una pagina amara che conoscono in pochi, e ovviare al negazionismo che a oltranza semina oblio e smorza sul nascere la memoria.

Il volume, liberamente tratto dalla vita di Alfonso Mario dell’Orto, italiano emigrato in Argentina nel lontano 1935, contiene la prefazione del premio nobel argentino Adolfo Perez Esquivel, oltre una postfazione approfondita e circostanziata di Gianni Tognoni, segretario del Tribunale permanente dei Popoli.

Quella di Alfonso Mario dell’Orto è una vicenda drammatica, toccante, la quale emerge dal flusso dei ricordi che lo invadono durante la trasvolata per tornare al suo paese natale. In Italia ha un compito importante: depositare, fissare e tramandare ai posteri la memoria di ciò che è stato, nella forma del monumento che ricordi la figlia scomparsa da trent’anni (desaparecida).

Non bastano tuttavia né l’impegno profuso in tal senso, né il tema affrontato a garantire le virtù letterarie di uno scritto.

Al momento sono alle prese con una serie di dubbi che si sono fatti strada man mano che la lettura procedeva, e che non sono stato in grado di vincere. Essi hanno il loro peso nel giudizio complessivo.

Non parlo tanto dei fatti, ridotti all’osso. A creare sconcerto è la costruzione delle frasi, spesso cantilenanti, brevi e anodine a fronte dell’enormità di quanto dovrebbero esprimere. Ciò è sintomo di una scrittura minimale che stenta a entrare nella sostanza di cose, persone e, soprattutto, sentimenti. Il lessico utilizzato per dar voce alla sofferenza di chi ha un terribile peso nel cuore è scarno e a tratti banale. In questo modo si erge una cortina tra gli eventi e il lettore, tale da ostacolare l’immedesimazione, il coinvolgimento emotivo, la comprensione.

Ne deriva che i ricordi di Alfonso Mario dall’Orto rimangono nell’alveo della sua coscienza perché sottaciuti e latenti dietro il filtro che sono le parole stesse.

La grave carenza espressiva si fa evidente quando, nei flashback che si susseguono nei capitoli, entrano in scena i congiunti di Alfonso Mario dall’Orto. Le emozioni che scaturiscono sono descritte con approssimazione. Il contesto stesso, dato per scontato, non è che un sintetico elenco di fatti. Non sembra neanche siano stati vissuti direttamente.

Chi legge fatica a immaginare e far proprio ciò che gli autori cercano invano di rappresentare. Direi che la criticità del racconto, al di là di velleità letterarie, è tutta qui. L’uomo sull’aereo potrebbe essere chiunque, provenire da ovunque. L’occhio degli autori appare lontano, distaccato, per non dire estraneo. Chi legge ha l’onere di immaginare da sé l’Argentina, il regime dittatoriale, il dramma dei desaparecidos. Di suo genio deve procedere oltre le parole di un testo che, paradosso tra i paradossi, è scritto in prima persona ma sembra raccontato in terza.

 

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