[Comunicato stampa] Le 10 variazioni – ebook de La Factory editoriale I Sognatori

le 10 variazioniTitolo:Le 10 variazioni
Autori: Alessandro Frailis, Gian-Andrea Rolla, Angelo Frascella, Davide Dotto, Luca Serra, Filippo Bernardeschi, Claudio Selva, Valentina Morelli, Andrea Tavernati, Kevin Gechi
Prefazione di: Aldo Moscatelli
Editore: I Sognatori
Anno: 2014
Numero pagine: 144
Formato: Pdf, ePub, Mobi

E-Book gratuito scaricabile qui

 

Contenuto: Primo e-Book collettivo della Factory editoriale I Sognatori, dieci racconti che prendono avvio da un incipit comune: incontriamo Giorgia, una ragazzina che scende da un taxi e chiede al conducente informazioni su un uomo che lei sta cercando per motivi ignoti. Il tassista le indica un palazzo e non appena la ragazza si allontana dalla vettura, lui si domanda che legame potrà mai esserci tra una quattordicenne e un pugile orbo, ovvero l’uomo che lei sta cercando.

Tutto qui. Cosa accade dopo sta al lettore scoprirlo – per dieci volte consecutive. 

Dalla prefazione dell’editoreNel 2003 usciva nelle sale di tutto il mondo il film “Le cinque variazioni”. In questa pellicola il cineasta danese Lars Von Trier sfida un suo collega, Jørgen Leth, a rigirare un vecchio cortometraggio – “The perfect human” – seguendo regole e restrizioni via via più severe.
Personalmente non sono stato così cattivo coi miei autori; ho soltanto preteso che da un incipit fisso, elaborato da uno degli scrittori presenti nella raccolta (Kevin Gechi) venissero sviluppate dieci storie in grado di differenziarsi fra loro, in modo da assemblare dieci variazioni di una medesima situazione d’avvio. Dieci possibili evoluzioni, insomma, che non vogliono semplicemente tirare in ballo l’effetto-farfalla, mostrando cosa sarebbe accaduto se…
Leggendo l’incipit vi chiederete senz’altro cosa nasconde la piccola Giorgia: ecco, riceverete dieci risposte differenti. In questa raccolta variano le storie ma anche i caratteri dei personaggi, il loro modo di esprimersi e agire, i sottotesti, i generi narrativi (fantascienza, thriller, dramma, noir, pulp, umoristico… ce n’è un po’ per tutti i gusti), gli approcci letterari, gli stili.
Ritengo che alla luce del risultato finale, la sfida possa dirsi vinta; ogni racconto parte dallo stesso punto eppure è possibile cogliere una molteplicità rassicurante, piena, in grado di soddisfare palati assai differenti senza risultare stancante o prevedibile, avvertendo semmai la curiosità di scoprire cosa diavolo si sarà inventato l’autore successivo.
Ma la vittoria degli scrittori presenti in questa antologia implica la clamorosa disfatta del sottoscritto. Per pagare pegno, diffonderò gratuitamente questo e-book e chiederò l’onore delle armi.
Sconfitto al suo stesso gioco dai suoi stessi autori: non c’è soddisfazione più grande, per uno che svolge il mio lavoro.
Buona lettura a tutti,
Aldo Moscatelli

 

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[Recensione] Terre selvagge di Sebastiano Vassalli

Terre selvaggeTitolo: Terre selvagge
Autore: Sebastiano Vassalli
Editore: Rizzoli
Anno:
2014
ISBN: 
9788817074759
Numero pagine: 
297
Prezzo:
€ 18,00
Voto: 

 

TramaAi piedi del monte Ros, impassibile nella sua armatura di ghiacci, dimora degli dei, centro del mondo conosciuto, si estende una pianura fitta di boschi e pericoli. In questa terra a sud delle Alpi, disabitata e talmente inospitale che nel 101 a. C. non ha ancora un nome, sono schierati uno di fronte all’altro, su una superficie lunga chilometri, i due eserciti più grandi del continente. Duecentomila uomini pronti a combattere corpo a corpo, a massacrarsi fino allo stremo: a fare la guerra nel modo in cui la guerra veniva fatta oltre due millenni fa. Da una parte un popolo di invasori, anzi di “diavoli”, che ha percorso l’Europa in lungo e in largo, portando distruzione ovunque, ed è dilagato nella valle del Po saccheggiando città e villaggi, mettendo in fuga gli abitanti. È il popolo dei Cimbri, invincibile da vent’anni e deciso, forse, ad attaccare persino Roma. Dall’altra parte c’è il console Caio Mario, l’uomo nuovo della politica, con il suo esercito di plebei ed ex schiavi, l’ultimo in difesa dell’Urbe. Quella che stanno per affrontare non è una battaglia, è lo scontro tra due civiltà al bivio cruciale della sopravvivenza, è un evento destinato a cambiare la Storia. “Terre selvagge” è un viaggio nel tempo, in un’Italia ancora misteriosa, così vicina e così lontana da quella che conosciamo. È il racconto di una pagina drammatica della vicenda umana, finora avvolta da incertezze, falsità e malintesi.

Recensione: Terre selvagge indica il luogo dove si combattè la battaglia finale di Romani contro Cimbri, tra Novara e Vercelli. Sono i Campi Raudii, sui quali guarda impassibile il Monte Rosa e scorre, per un tratto, il Po.

In queste pagine si narrano le vicissitudini di due popoli pronti ad affrontarsi in uno scontro che appare da subito ineluttabile. Sia i Cimbri che i Romani sono popoli guerrieri dediti alla conquista. Il popolo romano è e sarà conquistatore per eccellenza, il suo impero non gli verrà regalato. L’avanzata di quello cimbro ha lo scopo trovare una terra promessa nella quale stanziarsi, ed esaudire l’aspirazione di fermarsi e mettere su casa. I cimbri non sono gente nomade, lo diventano per necessità. Una fetta si ferma nell’altopiano di Asiago, dove rimangono tracce della parlata locale.

Ci troviamo nel 101 a.c., l’anno di nascita (o giù di lì) di Gaio Giulio Cesare. È ancora lontano il periodo delle invasioni barbariche vere e proprie (dal II al V secolo dopo Cristo). I libri di storia di scuola ci parlano di Goti, Visigoti, Burgundi, protagonisti di un periodo di transizione, quello che spezza il mondo classico e ci conduce al medievale. Il I secolo a.C. è a sua volta periodo di transizione, e dei più burrascosi: è il momento in cui la Repubblica romana dà segni di cedimento e si aprono le porte al Dominato, da Ottaviano Augusto in poi. A ragione si guardano con sospetto gli uomini nuovi: Caio Mario prima, Giulio Cesare poi, che hanno in comune un elemento inquietante per l’epoca, l’accumulo di magistrature (consolati) nel corso degli anni.

Tuttavia di quella guerra terribile resta poco:

 “non ha avuto nei secoli la fama che doveva avere e che viene attribuita ad avvenimenti molto più piccoli, perché la sua memoria è stata falsata fin dall’inizio” p. 211

Restano resoconti a tratti inattendibili, perché ripresi da rapporti adulterati, come a dire che la storia la raccontano i vincitori, o coloro che si reputano tali: è il caso di Plutarco che si basa sulle memorie di Silla.

Compito di uno scrittore è parlare anche di ciò che non si conosce, costruire mondi a partire da ciò che si tace, seguendo le suggestioni del plausibile, e soprattutto

ponendo i personaggi vivi nel loro tempo affinché possiamo immaginarceli e comprenderli p. 66

è tempo ormai che cerchiamo di rappresentarci quegli avvenimenti come già nell’antichità faceva Omero: chiedendo aiuto alla dea della poesia epica cioè alla nostra immaginazione p.217

come a dire che la poesia epica è nata così, non per presa diretta, ma di racconto in racconto, di bardo in bardo, illuminata dalla immaginazione del narratore.  Un modo come un altro per intuire quale sia la forza della letteratura, e come la Storia rischi a volte di fermarsi su ciò che rimane in superficie, per  esempio davanti a silenziosi reperti.

A ben vedere non c’è altro modo di riportare alla luce ciò che le memorie e i reperti nascondono (la battaglia secondo gli antichi) e non possono raccontare. È avvenuto un processo inverso rispetto a ciò che ha coinvolto Schliemann: prima Omero, poi le scoperte archeologiche. Qui: prima le fonti, dopo – e finalmente – il racconto epico (la battaglia secondo noi). Il quale coglie momenti che con la storia – che va per conto suo – non hanno granché a vedere. Essa rende possibile, se non l’immedesimazione, l’empatia propria di chi si affeziona ai personaggi di un racconto che si offrono a noi non dentro una teca, ma vivi e pulsanti.

Scorgiamo esistenze calate in una storia di cui sono state succubi, rapite per sempre dal loro presente e imprigionate nei libri di storia. E altre, non certo di contorno, che l’hanno beffeggiata e vinta, vi sono passate attraverso. Non è indifferente il modo in cui hanno vissuto, non sono indifferenti i pensieri che hanno pensato. Il loro, finché è durato, è stato un presente da riempire di significato.

Lo scontro tra romani e cimbri non è che uno tra i mille che la storia ricorda o ha dimenticato, non è che uno fra quelli che hanno contribuito alla compagine politica o territoriale che conosciamo. L’Europa stessa, un vestito di stoffe diverse, è erede del mondo antico, è emersa scalzando la centralità del mare mostrum, a seguito del crollo dell’Impero romano d’Occidente.

Giunti al culmine nella guerra, si capisce che non vi saranno sconti per nessuno. Chi vincerà, piglierà tutto. Non solo la terra, ma la vita e la libertà dei soccombenti.

Se, come ricorda l’autore, la libertà per i Cimbri era più importante della vita stessa, una volta scoppiate le ostilità era destino che uno dei due popoli fosse annientato e ridotto in schiavitù.

Le cose non andarono diversamente nel corso della battaglia contro i Teutoni, alleati dei Cimbri. Questi ultimi, innervositi dalla ritrosia del nemico, ne assalirono l’avamposto cadendo in trappola e trovandovi la morte. Ridotti allo stremo, la mattina furono accerchiati e uccisi uno a uno.

Maestri di strategia, i Romani dalla loro parte avevano una organizzazione da non sottovalutare ed erano, nonostante le apparenze, meglio armati:

i cimbri hanno poche armi, hanno quelle loro spade enormi che sembrano e sono temibilissime, ma che si maneggiano male e che spesso, per il peso, gli sfuggono di mano p. 63

 Il tempo è un tema di fondo importante, a significare che il destino ruota in un senso, ma anche nell’altro. I protagonisti in campo ne sono consapevoli:

Noi possiamo sconfiggere i nostri nemici ma non possiamo sconfiggere il tempo. Alla fine sarà il tempo a sconfiggerci p. 74 

Questo vale per tutti, Romani compresi, anche se molto più tardi. La ruota gira, insomma, non sempre importa sapere in che modo si vincano le guerre:

Le guerre si vincono con la disciplina dei soldati e con lo scrupolo e la pignoleria di chi li comanda” p. 99

 Di capitolo in capitolo vi è un continuo rimando al presente, come se queste pagine costituissero uno specchio attraverso il quale diventiamo diretti testimoni di ciò che accadde qualcosa come duemilacentoquindici anni fa. Si attua una vera e propria connessione. Il romanzo assomiglia a una fibra ottica che ci collega a un passato che molto ci somiglia. E non per prenderne le distanze, ma per capire. Fa in modo che di quella guerra così lontana nel tempo rimanga traccia. Lo spiega bene l’autore in un’intervista (vedi qui):

“Le grandi storie sono nel passato, o nel futuro. Il presente è la vita del condominio. C’è qualche spunto che diventerà importante, ma noi non possiamo coglierlo o, nel momento in cui si manifesta, non ha bisogno dello scrittore. Ne parleranno la televisione, i giornali, Internet”.

 

 

 

 

 

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[Recensione] Le memorie di Maigret di Georges Simenon


Le memorie di MaigretTitolo:
 Le memorie di Maigret
Autore: Georges Simenon
Editore: Adelphi
Anno: 2002
ISBN: 9788845916847
Numero pagine: 144
Prezzo: € 10,00
Voto: 

 

 

ContenutoA più di vent’anni di distanza, un Maigret ormai pensionato intende con le sue memorie ristabilire la verità. E comincia proprio dal giorno in cui il personaggio aveva incontrato il suo autore; continua con il racconto della sua infanzia e adolescenza, del suo arrivo a Parigi, della sua decisione di entrare nella polizia, e dell’incontro con quella che diventerà sua moglie; e passa poi a fare un quadro “veritiero” della vita di un giovane poliziotto nella Parigi degli anni Venti. Le memorie si chiudono con la nomina di Maigret a ispettore.

Recensione: La particolarità dei polizieschi incentrati sul commissario Maigret, sta in questo:

Finora nella letteratura francese, salvo poche eccezioni, erano sempre i delinquenti a far bella figura, mentre la polizia veniva messa in ridicolo, se non peggio (p. 23).


A ben vedere difficilmente era un poliziotto a brillare, ma un esterno: uno Sherlock Holmes, un Poirot, un’Agatha Christie. Mai un funzionario. Il primo è stato Maigret, gli altri sono venuti dopo.

Con questo romanzo Simenon ha inteso fare il punto, ha stilato un bilancio. Si è preso una pausa chiarificatrice: si capisce lontano un miglio che le memorie del commissario in realtà sono le sue. Rappresentano uno spunto per coglierlo sul fatto e capire come abbia costruito le storie che ruotano intorno al celebre commissario di stanza al numero 36 di Quai des Orfèvres, sede della polizia giudiziaria:

è qui dentro che si conclude buona parte delle tragedie umane p. 16. Continua a leggere

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[Intervista] Fin dove si scorge il mare di Clemy Scognamiglio

Titolo: Fin dove si scorge il mare
Autore: Clemy Scognamiglio
Editore: I sognatori
Anno: 2014
ISBN: 9788895068343
Numero pagine: 158
Prezzo: € 13,90
disponibile anche in eBook (
qui)

Contenuto: Romanzo mainstream che racconta e incrocia due storie d’amore “impossibili”, calate nel contesto storico dell’Unita d’Italia e ambientate nel Meridione. “Impossibili” perché andrebbero a unire persone in apparenza  mal assortite, di estrazione sociale differente o con un passato burrascoso alle spalle – troppo, per essere accettato dalla società dell’epoca. È qui che emerge con prepotenza la concettualizzazione (marquezianamente intesa) dell’amore come sentimento folle, dannoso e salvifico al contempo. Perché la salvezza c’è per tutti, anche per chi “porta addosso tutte le prove dell’inverno“; l’importante è che la ricerca non si esaurisca nell’accettazione passiva delle regole imposte (dal ruolo, dalla società, dalla tradizione, da quello che frettolosamente definiamo “destino”), poiché “solo quello che non si fa per paura resta eterno”. Consigliato ai lettori del mainstream e in particolare a quelli che apprezzano la narrativa facente capo al Verismo (scuola verghiana), ai romanzi corali della Morante o – per fare un altro esempio – di Grazia Deledda.

L’autrice è qui con noi e ha accettato di rispondere a qualche domanda:

1. Che ci troviamo in un altro tempo, lo capiamo dalle atmosfere, dai rumori, dalle voci. Da quella roca del fabbro al tono forte del bettoliere, dall’accento acuto della bizzoca al flebile tossire della stiratrice. Quali problemi linguistici ti sei posta nello scrivere questa storia?

Ho voluto che l’ambiente circostante introducesse la storia come una quinta, ricorrendo a una grammatica per immagini. La coralità è a supporto del linguaggio originario, lo semplifica.  Continua a leggere

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Agents of F.R.E.A.K.S. (Fairytale Risk Evaluation And Knowledge Service)

Capita che io ed Ewan un giorno di più di un anno fa abbiamo la stessa idea in combo (cosa che capita molto spesso, fidatevi). O meglio, Hush ce l’ha, poi io l’ho messa in pratica.

L’idea è un urban fantasy, un mondo dove esseri umani ed esseri fantasy vivano insieme. Lo hanno già scritto? Sì, lo hanno già scritto, motivo per il quale riusciamo ad annullare per un istante il nostro span da pesce rosso e capire esattamente dove deve andare a finire questa cosa.

Nasce così Agent of F.R.E.A.K.S., titolo inizialmente provvisorio di un racconto iniziato a scrivere insieme. Poi ci è sovvenuto che sarebbe stato più divertente prendere questo universo e gli elementi parodistici (non credo di dovervi spiegare a cosa fa il verso il titolo) e metterlo a disposizione di tutti quegli scrittori che vorrebbero scriverne.

Nasce così il F.R.E.A.K.S. UNIVERSE, a cui abbiamo dedicato un’apposita pagina su Livejournal e che vi invitiamo a leggere per capire meglio la storia e il meccanismo.

 

In breve
Il F.R.E.A.K.S. UNIVERSE è un universo condiviso in cui le creature fantastiche (in genere chiamati Fantastici – o fairy/fatine dai detrattori) si sono rivelate agli esseri umani e tentano di convivere con essi.
Il F.R.E.A.K.S. (Fairytale Risk Evaluation And Knowledge Service) è un’agenzia internazionale che, ufficialmente, è responsabile del mantenimento delle buone relazioni tra umani e Fantastici, principalmente attraverso missioni legali e diplomatiche. Tuttavia il F.R.E.A.K.S. è anche dotato di alcune divisioni top secret che si occupano della coabitazione tra umani e Fantastici in maniera un po’ meno ortodossa.

I Fantastici
I fantastici sono creature, umane, animali o di altro genere, che hanno la loro origine nei racconti e nelle storie degli umani. Originariamente ritenute creature folkloristiche (come elfi, fate e spiriti), mitologiche (come eroi, dei e semidei) o perfino letterarie (Dracula, Frankenstein, Steam Man), in seguito alla rivelazione e al contatto, si è scoperto che in realtà provengono da una dimensione parallela. Il loro piano dell’esistenza è tangente con il nostro proprio attraverso quei poemi, romanzi, miti e leggende che raccontano le gesta dei fantastici.
L’esodo dalla loro dimensione non è stato volontario. È stata una forza misteriosa a catapultare alcuni fantastici nel nostro piano dell’esistenza, ma le cause di tale evento non sono note con precisione né al F.R.E.A.K.S. né ai Fantastici stessi.
È altresì importante notare che le caratteristiche biologiche dei Fantastici sono diversi da quelle umane. I Fantastici vivono più a lungo, spesso nell’ordine di svariate centinaia d’anni. Sebbene alcuni Fantastici invecchino in maniera talmente lenta da sembrare quasi immortali, analisi condotte dalla divisione scientifica del F.R.E.A.K.S. sembrano per ora confermare che nessun Fantastico è immortale nel senso proprio del termine, nemmeno quelli di natura divina o semidivina. Anche i Fantastici che non invecchiano possono essere uccisi con l’uso della forza.

Storia
Il primo contatto storicamente documentato tra umani e Fantastici, stando agli archivi segreti del F.R.E.A.K.S., risale al 1942, quando una delegazione di Fantastici si incontrò con gli stati maggiori dell’esercito britannico, alla presenza del Primo Ministro Winston Churchill. Dai verbali di quell’incontro, si apprende che i cosiddetti Fantastici vivevano già da qualche decennio, in segreto, mischiati alla popolazione umana, e avevano preso la decisione di uscire dall’anonimato per offrire il proprio aiuto alle forze alleate contro l’avanzata del Terzo Reich.
A causa dello scetticismo dello stato maggiore dell’esercito britannico, tuttavia, in un primo momento le operazioni belliche congiunte tra umani e Fantastici si limitarono a piccole azioni tattiche di disturbo tenute nel massimo segreto. Quando, nell’estate del 1943, gli alleati ricevettero la notizia che la Germania nazista era riuscita a costruire una bomba atomica e intendeva usarla contro Londra, Churchill decise di passare al contrattacco, sfruttando su vasta scala l’aiuto offerto dai Fantastici.
Il 13 agosto 1943 ebbe luogo la battaglia di Berlino, quando gli aerei della RAF, supportati da draghi nei cieli e da un vero e proprio esercito di elfi, nani e orchi da terra (da menzionare anche la presenza di un intero squadrone di golem, creature che un tempo si credeva esistessero solo nel folklore ebraico), attaccarono con tutte le loro forze la capitale tedesca. La città fu completamente rasa al suolo e la sconfitta nazista fu talmente decisiva che spinse anche le altre forze dell’Asse ad arrendersi.
La seconda guerra mondiale era terminata e, mentre l’Europa raccoglieva i propri cocci, i Fantastici che tanto avevano contribuito alla vittoria alleata, decisero di rivelarsi al mondo. Ciò avvenne l’1 settembre 1943, in quello che tutt’ora è noto come il Revelation Day.
Da quel momento in poi i Fantastici hanno vissuto fianco a fianco con gli umani, ma non senza contrasti. Sebbene la Gran Bretagna abbia immediatamente riconosciuto pieni diritti civili a tutti i fantastici, quale ringraziamento per l’aiuto offerto in guerra, in altre nazioni la convivenza non è altrettanto semplice. Nelle potenze comuniste, ad esempio, i Fantastici sono fuorilegge, mentre negli Stati Uniti sono tutt’ora considerati cittadini di serie B.

COSA SI FA ADESSO?

Prima di tutto si leggono le FAQ, che sono in continua evoluzione, dopo di che si dà uno sguardo ai personaggi. Io ed Ewan ci premureremo quanto prima di fornire il canon della storia, ma chiunque di voi può sentirsi libero di scrivere racconti più o meno lunghi, anche romanzi se siete coraggiosi, e pubblicarli, sia su blog che tramite autopubblicazione.

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[Recensione] Città del fuoco celeste – Cassandra Clare

Titolo: Città del fuoco celeste

Autore: Cassandra Clare

Editore: Mondadori

ISBN: 978-8804641292

Edizione: copertina rigida

Num. Pagine: 734

Prezzo: 17,00

Voto:

Trama: Ultimo capitolo della prima saga degli Shadowhunters (The Mortal Instruments), Città del fuoco celeste riparte da dove era finito il volume precedente, ovvero dall’ombra lunga di Sebastian/Jonathan Morgesten e dal suo desiderio di vendetta e distruzione. Gli Shadowhunters saranno costretti a scendere in guerra contro il loro nemico più folle ed imprevedibile, ma nemmeno i Nascosti saranno risparmiati. Sebastian sembra inarrestabile, e arriverà a minacciare la stessa Alicante, città patria dei Nephilim, dove questi ultimi si sono rifugiati. Per fermare la minaccia, Clary ed i suoi amici dovranno affrontare poteri demoniaci mai incontrati prima. Continua a leggere

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[Recensione] Il conciliatore – Brandon Sanderson

Titolo: Il conciliatore

Autore: Brandon Sanderson

Editore: Fanucci

ISBN: 978-8834719305

Edizione: copertina rigida

Num. Pagine: 683

Prezzo: 16,90

Voto:

Trama: Da trecento anni il regno di Halladren è governato dagli Dei Ritornati, uomini e donne rinati dopo essere morti di morte nobile e valorosa, mentre la vecchia casata regnante si è rifugiata fra i valichi montani, nella piccola città di Idris. Ora, dopo anni di attesa, il trattato stipulato fra i due governi deve essere portato a termine, ed una principessa idriasiana deve andare in sposa al Re Dio, il signore dei Ritornati. La prescelta è Vivenna, sorella maggiore, addestrata per tutta la vita a quel ruolo – ma sarà Siri, la minore, scapestrata ed innocente, ad essere inviata nella corte della capitale, la colorata e pericolosa T’Telir, dove i giochi politici dei Ritornati e dei loro sacerdoti nascondono un complotto intricato e l’ombra di una guerra che sembra ormai inevitabile. Continua a leggere

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[Recensione] [Comics] Khaal – Louis e Sécher

Titolo: Khaal – Cronache di un imperatore galattico

Autore: Louis

Disegni: Valentin Sécher

Editore: Mondadori Comics

ISBN: non pervenuto (giuro, non c’è)

Prezzo: 15 euro

Voto:

Trama: “Khaal” un fumetto che racconta i destini di tre razze che si controllano a vicenda, in attesa della scintilla che dia inizio alla guerra. Una prigione dimenticata e senza uscite che galleggia nello spazio infinito, abitata da rari superstiti di un impero galattico ormai in agonia. Un solo uomo può regnare su questo caos… il guerriero Khaal!

Continua a leggere

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Leggere orientale, leggere occidentale. Chi ha detto che certi libri sono mattoni?

Tutti sappiamo che esistono libri più “leggeri” per argomento e stile e libri più “pesanti”. Il criterio di classificazione nell’una o nell’altra categoria è, però, parzialmente soggettivo.
Quante volte abbiamo sentito dire frasi del tipo: “Non riesco a finire quel romanzo”. Oppure: “Sono bloccato a pagina dieci e non riesco ad andare avanti. O ancora: “Quell’autore cura la mia insonnia in maniera eccellente”.
Questi non sono che alcuni esempi di valutazione che, più o meno consapevolmente, diamo di un libro e dello stile di chi lo ha scritto.
Eppure bisogna chiarire un paio di aspetti importanti: è ovvio che un libro sulla Seconda Guerra Mondiale sia più impegnativo di un altro sulle più belle barzellette italiane; allo stesso modo, è normale che un’opera di un certo spessore letta in un periodo di stress, o alla fine di una lunga giornata, possa risultare più ostica di quanto non sia in realtà.
Dunque oggettività e soggettività si fondono ma, talvolta, è il pregiudizio a trionfare.
Avete mai sentito dire, per esempio, che gli autori russi sono prolissi e noiosi? O che la letteratura cinese è “incomprensibile” per il lettore occidentale?
A quanti è successo di rimettere a posto un libro dopo aver ricordato la frase intimidatoria di un amico che ne sconsigliava la lettura, suffragando la sua teoria con incontestabili prove di emicrania, sonnolenza, spaesamento e inclinazioni autolesioniste?
Casi come questo accadono anche con i libri occidentali ma, chissà perché, spesso sono quelli orientali a cadere per primi sotto la lama della biblioghigliottina.
Perché?
In realtà, anche questa volta, la soggettività e l’oggettività si tengono per mano. Ciò che piace ad alcuni risulta sgradito ad altri e ciò può dipendere da gusti personali, esperienze passate, passioni e così via.
Ma non basta: c’è un altro fattore che gioca un ruolo importante ed è il condizionamento, ovvero l’influenza che il parere di taluni ha su di noi.
Niente di strano, dal momento che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo chiesto pareri su cosa leggere. Quel che non dobbiamo lasciarci sfuggire è il fatto che l’ultima decisione spetta solo a noi.
Sembra un affare di Stato? Certo che no, ma la lettura ci forma come persone e non va sottovalutata. Siamo ciò che leggiamo, ma anche ciò che non leggiamo. Pensiamoci bene.
Siamo davanti allo scaffale di una libreria, una mano tesa verso Guerra e Pace, l’altra verso il Mahabarata (i titoli potete anche sostituirli con ciò che a voi sembra pesante e/o illeggibile. Non cambia nulla, anzi, avvaloriamo il punto di partenza soggettività/oggettività).
Stiamo per afferrarli quando una perfida vocina interiore ci informa, con un tempismo che farebbe invidia alle bollette nella buca delle lettere, su quanto quel libro sia “inadeguato” alle nostre letture. Non lo finiremo mai ed ecco che sale l’ansia, forse non lo inizieremo proprio e l’angoscia comincia a serpeggiare tra noi e il libro. E’ persino probabile che stiamo buttando i nostri soldi per qualcosa che neppure ci piacerà. Cosa ci hanno detto l’amico, il cugino il fidanzato, il nonno?
Ecco, questo è il condizionamento. Cosa fare a questo punto?
Teniamo conto di alcuni fattori: non possiamo (ahimè) leggere tutti i libri scritti dagli albori della civiltà fino a oggi e troveremo sempre qualcosa che non ameremo, che detesteremo o apprezzeremo senza particolari smanie.
L’importante è che siamo noi a scegliere e a guidare noi stessi. Il “non-io” per dirla con Fichte può essere estremamente limitante se non facciamo attenzione.
Chiediamoci se quel libro è davvero ciò che vogliamo leggere. Se è così, lasciamo stare qualunque opinione e afferriamolo. Dopo la lettura potremo formare un nostro giudizio, personale e soggettivo quanto vogliamo ma, almeno, non basato sul “sentito dire”.
E’ chiaro che esistono dei casi limite però, per il momento, rimaniamo sui “grigi”, evitando ogni tipo di estremismo.
Potremmo scoprire che il libro tanto temuto ci convince, può insegnarci qualcosa e contribuire alla nostra formazione, oppure che l’amico atterrito aveva ragione. Anche in quest’ultimo caso avremo imparato qualcosa non solo sulla letteratura, ma anche su noi stessi.
Un libro che ci aiuta a conoscerci meglio, a migliorarci, a scrutarci dentro e a formare idee, il nostro pensiero.
Una questione diversa, almeno in apparenza, è quello del dovere: capita di essere costretti a leggere determinati libri. Il discorso di base, però, non cambia, perché in entrambi i casi abbiamo solo bisogno di aprire un libro e, soprattutto, spalancare la nostra mente alla novità e senza pregiudizi.
Mai come in questi casi l’atteggiamento di rifiuto può essere deleterio.
Leggere un libro vuol dire scoprire un nuovo mondo e farne parte con la mente, avvicinarsi alla diversità, alla varietà di culture che esistono da quando noi non eravamo nemmeno sogni fluttuanti. Il timore che proviamo nell’aprire un volume che ci è stato sconsigliato per la sua presunta lentezza o complessità è, in un certo senso, il riflesso del timore che proviamo di fronte al diverso in quanto ignoto e, per questo, giudicato incomprensibile.
Il velo tra ciò che conosciamo e ciò che potremmo sapere, possiamo squarciarlo solo noi. Sicuri di voler perdere l’occasione?

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[Novità] La voce del sentimento, di Evelyn Storm

Titolo: La voce del sentimento
Autore: Evelyn Storm
Editore: Narcissus
Uscita: 1/08/14
ASIN: B00MC6AXS4
Formato: Kindle
Pagine: 197
Prezzo: € 1,99
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Blog dell’autrice

Buongiorno, Scrittevoli! Oggi vi presento un libro sull’onda del romanticismo, scritto da un’autrice molto attiva (la sua biografia parla da sé!).
Aggiungerei, che non ci resta altro che affondare nel mondo dei sentimenti e goderci la lettura!

La trama

Quattro avventure in un unico romanzo. Quattro coppie seducenti e diverse tra loro, Veronica e Roberto, Daralis e Ronan, Petra e Josh, Cindy e Dylan, ma accomunate da un unico filo conduttore: la promessa di un amore “eterno”. Quattro storie con un argomento specifico, che spazia dalla vita vera al fantasy, dallʼombra alla luce, dal sentimento alla passione, dallʼItalia allʼestero.  

 

L’autrice

Evelyn Storm Si è diplomata al Liceo Classico. Ha collaborato con la rivista per teen-ager “Ginger Generation” e con “Almax Magazine”, con il blog “Polvere alla polvere”, con i siti “Fantasy Planet”, “Passione Lettura” e “Urban-Fantasy” e con la casa editrice “La mela avvelenata”.
È blogger di diversi blog personali; ha avuto lʼidea del racconto di gruppo “Dark Agony”, coinvolgendo altri 22 autori. Il racconto è uscito a puntate su “Passione Lettura”.
Tra le poesie pubblicate: “Sposarti” sul numero 2 della rivista online “Stella Magazine”; “Bagliore dʼinverno”, tradotta in lingua straniera sul sito culturale polacco “poetica.art.pl”; “Pensieri”, tradotta sul sito culturale spagnolo “mundopoesia.com” e su quello messicano “poemas-del-alma.com”. E poi: “Mio signore”, uscita sullʼantologia “100 poeti per lʼamore”; “Stella cadente”, tra le vincitrici del contest “Scrittrici per caso” della rivista “Ragazza Moderna” e “Ali dʼangelo” e “Tʼimmagino”, edite sullʼantologia “Qui dove camminano gli angeli” della casa editrice “David and Matthaus”.
A ottobre 2012 il suo racconto ispirato ad “Orgoglio e Pregiudizio”, “Darcy + Elizabeth”, è stato pubblicato sul blog “Il diario della fenice”; sempre ad ottobre 2012 è uscito il suo romanzo “Grido dʼamoreQuando il sogno non basta”, edito dalla casa editrice “Lettere Animate”.
È tra i vincitori del concorso “On the road – Diari di viaggio” della “Libro Aperto Edizioni” con il racconto “Un viaggio per due” ed è arrivata terza al concorso “My Fantastory” con il racconto “Prigioniera di un vampiro”, pubblicato sul blog “Io Scrittore” e sulla rivista online “I Writer”. È tra i vincitori dellʼantologia “365 storie dʼamore” di “Delos Books” con il racconto “Il mio respiro insieme al tuo” e del concorso “Impronte d’amore” della “Butterfly Edizioni” con il racconto “I segreti dellʼamore”.
Ad aprile 2013 è uscita la sua prima favola per bambini, “Ridolina si addormenta”, edita da “Edizioni Il Villaggio Ribelle”, divisione del gruppo editoriale “David and Matthaus”.
A ottobre 2013 ha pubblicato il romanzo “Il covo degli spiriti guardiani” sempre con il gruppo editoriale “David and Matthaus”.
Ad agosto 2014 è uscito il suo ebook “La voce del sentimento”, in vendita negli store online.

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[Recensione] Ghost Track di Pier Luca Cozzani

Titolo: Ghost Track
Autore: Pier Luca Cozzani
Editore: Cut-Up
ISBN: 9788895246345
Fomato: Brossura
Lingua: Italiano
Numero pagine: 488
Prezzo: 18,00 €
Genere: Thriller
Voto:

 

Trama: Quale mistero si cela dietro il passato di Valentino Zenchen? Perché sua madre è stata uccisa? Chi è Baldr, l’uomo il cui potere sembra non avere limiti? Valentino e Alice Cohen, una promettente agente dei servizi segreti israeliani, sveleranno queste inquietanti verità, fino a scoprire un segreto che cambierà per sempre la storia del Ventesimo secolo.

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[Recensione] Parole di Roberto Bommarito

paroleTitolo: Parole
Autore: Roberto Bommarito
Editore: La mela Avvelenata
Anno: 2014
ISBN: 978-88-98394-55-5
Formato: Epub
Dimensioni: 34 pagine
Prezzo: € 0,99
Voto: 

Per acquistarlo: vedi qui

ContenutoIl mondo viene messo in ginocchio da una tempesta di parole. Cadono dal cielo, comportando distruzione e causando la morte di Nadia. Del protagonista non conosciamo il nome, perché potrebbe essere chiunque di noi: chi in un modo, chi in un altro, abbiamo tutti perso qualcuno che amavamo. In un mondo riconquistato dalla superstizione, solo lui sembra determinato a cercare una spiegazione sensata a ciò che accade. Ma la soluzione forse è un’altra: trovare l’unica frase che non è mai riuscito a dire alla donna che amava: Mi spiace.

Recensione: Quello che domina nella vicenda raccontata è una dimensione onirica dalla quale si desidera fuggire per ritornare alla propria realtà. Cosa non facile, perché entrano in ballo forze di segno contrario, due volontà che albergano nello stesso soggetto, e lo incalzano in un estenuante braccio di ferro della coscienza. Il sogno che imprigiona semina caos intorno, rifugge a ogni possibile logica. Le domande che vengono poste si sgretolano, si frantumano come le parole di cui sono composte. La tempesta di parole, che piovono come meteoriti, un po’ sono frecce scoccate contro la fiera decisione di risalire la china, risvegliarsi dal torpore che consuma. Continua a leggere

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[Podcast] In principio furono Necronomicast e Poecast, poi venne il Nevermorecast

Se non li conoscete, correte nel canale Licaoni su youtube.

Cosa ci fanno qua a fianco il Frusciante e il Braschi? Presto detto, per chi non lo sapesse da un po’ di tempo il vostro Spettro, Queenseptienna e Nathan Ranga abbiamo aperto un podcast riguardante i libri. Ma forse è meglio cominciare dal principio.

Succede qualche mese fa, dopo aver ascoltato i podcast di outcast.it propongo all’admin di Scrittevolmente di crearne uno tutto nostro sui libri, chiamato Necronomicast. Non siamo preparati, non abbiamo una scaletta né i mezzi (per parlare utilizzo un pessimo microfono Trust), ma registriamo lo stesso ed esce fuori la puntata zero, quella dedicata agli zombi. Il risultato ci entusiasma quindi cominciamo a pensare che sia il caso di aprire davvero il podcast, con tanto di ospiti. Così si decide di registrare una puntata chiamata “Young e New Adult” ed esce qualcosa di esilarante. Peccato che la puntata viene persa a colpa di blackout e problemi col software. Si opta quindi per un’altra puntata e dopo aver vagliato varie idee riguardo l’argomento (Sword & Sorcery, trasposizioni cinematografiche, Lovecraft…), optiamo per qualcosa di leggero, come i clienti dei librai odiosi e gli scrittori antipatici.

Nel video del podcast potrete vedere una collezione di vignette di Nathan.

L’ospite, cioè Nathan Ranga, l’admin del sito idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it, accetta di unirsi alle nostre file diventando presenza fissa. La puntata va benissimo Tentiamo quindi il colpaccio invitando qualcuno che, nella rete, è molto conosciuto. Quel qualcuno è Federico “Videodrome” Frusciante, un esperto di cinema che si dedica a progetti di vario genere e che si presta con piacere a progetti free nella rete. Ovviamente invitiamo anche la sua “spalla” (che spalla non è, visto che a detta del Frusciante è proprio lui il vero Frusciante) ed entrambi si dimostrano gentili e disponibili. Pronti per registrare ci ritroviamo ad affrontare alcuni problemi: le ferie tolgono tempo a tutti, compresi la nostra admin e il Frusciante stesso. Inoltre “Necronomicast” su youtube esiste già e se vogliamo fare qualcosa di buono, è il caso di trovare un nome “unico”. La sera della registrazione io e Nathan Ranga restiamo senza una delle conduttrici e l’ospite. La decisione è presto presa, registriamo una puntata del nuovo “Poecast” dove commentiamo la classifica settimanale di vendita. C’è un altro problema però, anche se non esiste alcun podcast dedicato a Poe chiamato “Poecast” sul tubo, ne esiste uno dedicato alla poesia.
Il nome definitivo, sempre dedicato al grande Poe, sarà Nevermorecast. Se non capite la citazione, tornate pure a seguire i video di Favji.


Giovedì registreremo la puntata con il Frusciante e alla fine del mese gli appassionati fantasy e quelli di fumetti avranno una bella sorpresa.
Che dire? Invito tutti a postare le critiche e i commenti qui e sul tubo. Ogni suggerimento sarà ben accetto. E ad maiora a tutti.

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[Recensione] Il caso Bramard di Davide Longo

Il caso BramardTitolo: Il caso Bramard
Autore: Davide Longo
Editore: Feltrinelli
Anno: 2014
ISBN: 9788807030949
Numero pagine: 256
Prezzo: € 17,00
Voto: 

 

 

ContenutoCorso Bramard è stato il commissario più giovane d’Italia. Meditabondo, insondabile, introverso, capace di intuizioni prossime alla chiaroveggenza. Fino a quando un serial killer di cui seguiva le tracce ha rapito e ucciso la moglie Michelle e la piccola Martina. Da allora sono passati vent’anni. Corso vive in una vecchia casa dimessa tra le colline, insegna in una scuola superiore di provincia e passa gran parte del tempo arrampicandosi da solo in montagna, spesso di notte e senza sicurezze, nell’evidente speranza di ammazzarsi. Perché, come suole ripetere, “non c’è nessuna vita adesso”. Eppure qualcosa è rimasto vivo in lui: l’ossessione, coltivata con quieta fermezza, di trovare il suo nemico, il killer che ha piegato la sua esistenza e continua a inviargli i versi di una canzone di Léonard Cohen. Diciassette lettere in vent’anni, scritte a macchina con una Olivetti del ’72. Un invito? Una sfida? Ora, quell’avversario che non ha mai commesso errori sembra essere incappato in una distrazione. Un indizio fondamentale. Quanto basta a Corso Bramard per riprendere la caccia, illuminando una scena popolata da personaggi ambigui e potenti, un dedalo di silenzi che conducono là dove Corso ha sempre cercato il suo appuntamento, e il suo destino.

Recensione: Il protagonista è Corso Bramard, un ex commissario con un passato burrascoso e drammatico. Egli assume consistenza nell’ambiente in cui via via si trova: il commissariato, la montagna, la scuola. Ne viene fuori un ritratto che poliedrico è dir poco. A confondere il quadro è ciò che dice di se stesso:

“Io non picchio, non ricatto, non minaccio e tendenzialmente non sparo…  C’è da annoiarsi, insomma, è meglio tu lo sappia. Se non ti va, puoi chiedere un’altra collocazione finché sei in tempo”.

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[Videogame] Tomodachi Life

Tomodachi Life è un videogioco per Nintendo 3DS che aspettavo praticamente da quando è stato annunciato. È un tipo di game da console che io amo, dopo il genere di Pokemon. Tomodachi Life è, come Animal Crossing, un simulatore di vita virtuale (tipo The Sims) che usa i Mii, i piccoli altre ego creabili nella console (che si usano anche nei programmi proprietari dello Street Pass).


Su questo gioco posso dire, a priori, una cosa: non fa per il giocatore compulsiva che va a caccia di quest o di mostri. Non c’è una trama e, soprattutto, non c’è una fine. Esattamente come Animal Crossing è fatto per giocarci poco, ma tutti i giorni, continuamente. Ogni giorno ci sono nuovi alimenti, cappelli, stili di abbigliamento e di appartamento da sbloccare e cambiano in base alla stagione.
Oltre a questo lo scopo principale del gioco è quello di creare un sacco di Mii, piazzarli nei loro simpatici appartamenti e occuparsi delle loro esistenze. I Mii hanno problemi, mangiano, giocano, vogliono conoscere altri Mii, innamorarsi, fidanzarsi, sposarsi e sfornare piccole copie di loro stessi (al momento attuale ho due copie sposate, di cui una ha scodellato un bebè che è l’inquietante incrocio tra me e Spock). Oh, e dovrete occuparvi del bambino, alle volte. E ogni Mii ha un carattere diverso dall’altro, creando alle volte problemi d’incompatibilità mica da ridere (come fidanzamenti andati a monte e fiumi di lacrime da asciugare). I Mii sognano anche e alle volte potrete vedere i loro folli sogni e guadagnare oggetti.


Tutte queste azioni sono disponibili poco alla volta, nel tempo, e grazie a esse sbloccherete tutte le parti dell’isola. I vostri bebè cresceranno e inizieranno a viaggiare, grazie allo Street Pass, vedranno le isole dei vostri amici e potrete scambiare i prodotti d’esportazione.
Potrete fare loro foto negli studi fotografici da soli, in gruppo, tutti assieme o in famigliole felici. Il trash massimo lo si raggiunge facendo i Mii come i vostri personaggi preferiti, quindi io al momento ho foto di Kirk e Spock che si rotolano nei prati e Hannibal che regge la mano a Will Graham con aria sognante. Tutte le foto poi potrete condividerle sui social network, se la vostra console è collegata a internet.

I Mii non hanno problemi tutto il tempo. Alle volte staranno benissimo senza il vostro aiuto e a quel punto sarete obbligati a spegnere la console e fare dell’altro. Magari uscire, camminare, guadagnare monete con lo Street Pass e magari trovare un altro giocatore di Tomodachi Life con il quale scambiare viaggiatori.
Ricordatevi inoltre, in gioco, di generare il vostro codice QR e di metterlo sui social, in modo da aggiungere amici.

Punto bonus: ho notato che quando si regala un 3DS a un Mii, la console è uguale a quella sulla quale state effettivamente giocando. La mia è la special edition bianca di Pikachu e boh, l’ho trovato adorabile.

In conclusione: Tomodachi Life ha portato The Sims in maniera semplificata e adorabile su 3DS e io non posso che adorarlo, così come ho adorato Animal Crossing. Non fa per voi se cercate sfide impegnative o puzzle. Nemmeno se volete combattimenti o altro.
E io continuo a far incrociare i miei Mii, in attesa del nuovo Pokemon a settembre :D

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